È ancora aperto il dibattito tra il Governo e le parti sociali al fine di arrivare ad una soluzione strutturale entro settembre in modo tale da inserire le misure riguardanti la flessibilità in uscita nella prossima Legge di Stabilità. Lavoratori precoci e ricongiunzioni onerose sono due argomenti ancora nel mirino dei sindacati.

I sindacati chiedono il bonus per i precoci

Nei giorni scorsi, infatti, Cgil, Cisl e Uil avrebbero chiesto all'esecutivo nuove misure a favore dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare in giovane età, ovvero prima del compimento del 18 esimo anno di età che, nonostante abbiano una lunga carriera contributiva alle spalle sono tuttora costretti a lavorare a causa dell'introduzione delle norme severe contenute nella Riforma Fornero che hanno allungato ulteriormente l'età pensionabile.

Il meccanismo di Quota 41, più volte ripreso dal Presidente della Commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano, avrebbe potuto essere una soluzione ma il Governo non è riuscito a pronunciarsi in merito. Per anticipare l'uscita a questa categoria di lavoratori, infatti, si starebbe pensando al cosiddetto 'bonus' contributivo richiesto nei giorni scorsi dai sindacati, che potrebbe anticipare l'uscita a coloro che hanno versato i contributi tra i 14 e i 18 anni. Il bonus va dai 4 ai 6 mesi in modo tale da consentire ai lavoratori di lasciare il lavoro dopo il raggiungimento di almeno 41 anni di contributi effettivamente versati.

Spazio anche alle ricongiunzioni onerose

Altro punto cardine del confronto, sarebbe lo stop alle ricongiunzioni onerose al fine di consentire il ricongiungimento dei contributi versati in più gestioni previdenziali in un unico fondo rendendo più semplice l'uscita.

Il segretario generale della Uil Carmelo Barbagallo appare favorevole, il quale avrebbe parlato di "punti positivi di un confronto che è già andato oltre i titoli". Al contrario, invece, Susanna Camusso, leader della Cgil che ha mostrato tutta la sua contrarietà verso un confronto che potrebbe ricevere ancora una volta una risposta negativa da parte del Governo Renzi.