Dopo la bozza del contratto integrativo sulla mobilità dei docenti della Scuola per l'anno 2017/18, la Fedeli, ministro dell'Istruzione, è pronta a rilanciare sulla chiamata diretta (o per competenze) degli insegnanti. Infatti, secondo quanto scrive nell'edizione odierna Italia Oggi, la Fedeli non vorrebbe cedere su un altro tassello fondamentale della riforma della Buona scuola di Renzi, ovvero su quello dei poteri dei dirigenti scolastici. E non sarebbe disposta nemmeno ad arretrare sull'altro potere dei presidi, ovvero quello dei presidi di ricorrere ad un colloquio per la scelta dei docenti.

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Mobilità docenti 2017/2018: chiamata diretta nella scuola e potere dei presidi

L'unica novità relativa alla chiamata diretta dei docenti della scuola nell'ambito del piano della mobilità 2017/2018 sarebbe quello del parere del dirigente scolastico da richiedere al collegio docenti in rapporto alle competenze professionali richieste agli insegnanti. E, pertanto, l'iter che dovrebbero seguire i presidi prevederebbe la pubblicazione dell'avviso nel quale sono descritte le competenze richieste dalla scuola, scegliendole dall'elenco a raggio nazionale pubblicato dal ministero dell'Istruzione in accordo con i sindacati e in rapporto al piano formativo triennale della stessa.

Sarà poi il dirigente scolastico stesso a selezionare gli insegnanti dall'ambito territoriale sulla base del curriculum e del possibile colloquio. I docenti che non verranno scelti, invece, dovranno attendere l'assegnazione degli uffici scolastici della regione di appartenenza.

Scuola, mobilità 2017: tempi per i contratti su mobilità e chiamata diretta

Inoltre, in ambito di chiamata diretta per la mobilità nella scuola rispuntano anche i titoli, le esperienze professionali ed organizzative, tasselli che erano stati già promossi dall'ex ministro Giannini con la Buona scuola.

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A un mese dall'accordo sulla mobilità raggiunto con i sindacati, questi ultimi difficilmente potranno accettare un siffatto impianto dei trasferimenti dei docenti. Valeria Fedeli e i sindacati torneranno ad incontrarsi nelle prossime settimane per concludere l'accordo definitivo nel giro di un mese: se non dovesse arrivare l'intesa sulla chiamata diretta (a parte rispetto a quello firmato il 29 dicembre 2016), potrebbe rimanere comunque in piedi quello della mobilità sul quale i sindacati spingono affinché i docenti possano avere la titolarità sulla sede e non sull'ambito.