Tutti i giorni sentiamo parlare di assenteismo, falsi malati e di inasprimenti dei controlli, nonché dei sempre verdi “furbetti del cartellino”. Pardon, si chiama badge, e andrebbe sempre esposto in maniera visibile a tutti. Tuttavia i tempi cambiano, e forse anche il classico tesserino di riconoscimento che viene utilizzato anche per “timbrare” l'ingresso e l'uscita dal posto di lavoro. In effetti dal silenzioso Belgio arriva una rivoluzionaria alternativa.

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Magari pensando già ai futuri cartellini della Stazione spaziale internazionale o dei primi coloni su Marte. No, non è fantascienza. Quello che la società belga di marketing digitale Newfusion ha in mente è un chip sottopelle. Non fate quella faccia lì, l'ho già fatta prima di voi.

Tutti i dati personali sottopelle

Addio al badge, si intitola l'articolo originale. Addio alla vecchia privacy, direbbe il più onesto dei dipendenti italiani. Ma nonostante tutte le battute degne da Matrix che si possano formulare, la Newfusion ha ricevuto il benestare da ben otto collaboratori.

Certo siamo in Belgio, magari da quelle parti non si usa timbrare l'ingresso al posto di lavoro e poi recarsi a far la spesa o addirittura andare a farsi una “pokerata” come i medici presi in flagranza a Cosenza. Ma ogni mondo è paese, e per la modica cifra di 100 euro e una firma di autorizzazione, e il datore di lavoro potrà controllare anche chi dorme .

Come funziona il nuovo badge

Il microprocessore è grande quanto un chicco di riso e ha le stesse funzioni del vecchio tesserino.

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Una invenzione che sta facendo discutere un po' tutti. Come sempre accade in questi casi, c'è chi approva l'ultima frontiera tecnologica, ma anche chi critica l'arma a doppio taglio che potrebbe diventare. Il chip consente al portatore di identificarsi dinanzi a porte chiuse, al computer, alla banca. Infatti il microchip riporta tutti i dati personali e fisici, una fotografia aggiornata, e tutti i numeri di tutte le iscrizioni di cui si è titolare.

Ora, con una certa leggerezza, possiamo dire che la cosa non è proprio nuova. Si calcola che nel mondo ci siano già 50/60mila lavoratori “chippati” sottopelle. Sareste disposti ad annullare per sempre la vostra privacy?

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