Dopo le recenti dichiarazioni, che hanno suscitato malcontenti per il tenore definitivo nei confronti della tanto attesa proroga di Opzione Donna, l'On. Titti Di Salvo mi ha rilasciato un'intervista esclusiva, con considerazioni per l'uscita anticipata delle donne dal mondo del Lavoro

Di seguito, la prima parte dell'intervista.

Onorevole, come prima cosa le chiedo: dobbiamo davvero ritenere conclusa Opzione Donna, e se sì, perchè?

Per rispondere alla sua domanda sono necessarie alcune considerazioni.

La legge di bilancio/16 è intervenuta nuovamente su Opzione Donna per consentire di andare in pensione alle donne con 35 anni di contributi e 57 anni di età alle lavoratrici dipendenti (58 se autonome) che hanno maturato i requisiti nell'ultimo quadrimestre del 2015: senza questo ultimo intervento quelle persone sarebbero state escluse dalla possibilità di utilizzare OD.

Si tratta dell'ultimo degli interventi sull'argomento necessari per superare le interpretazioni contenute nelle circolari Inps fortemente restrittive della norma che esiste dal 2004 ma che ha avuto appeal dopo l'entrata in vigore della riforma Fornero che ha inasprito fortemente e bruscamente i requisiti per l'uscita dal lavoro particolarmente per le donne.

Per riuscire a modificare l'interpretazione normativa dell'Inps, ci sono volute 2 leggi finanziarie, 2015 e 2016, l'ostinazione per anni di molti parlamentari, in prima fila quelli e quelle del partito democratico, e la nascita del Comitato Opzione donna che ha svolto un ruolo molto importante.

La platea potenziale stimata nella legge di stabilità del 2015 è di 36000 donne e 2 miliardi e mezzo le risorse necessarie.

Per la regola della cristallizzazione del diritto il fondo deve essere disponibile fino a quando tutte le potenziali aventi diritto ne potrebbero usufruire. Per questa ragione l'allargamento di Opzione Donna alle lavoratrici che maturano i requisiti nell'ultimo quadrimestre del 2015, avvenuto nella legge di bilancio 2016, ha dovuto essere coperta da nuove risorse.

Nati in questi anni il "Comitato Opzione donna" e il "Comitato opzione donna 2018" con l'obiettivo quest'ultimo della proroga di questa possibilità al 2018 finanziata dalle risorse non utilizzate del fondo, secondo un'ipotesi che però cozza contro l'interpretazione del MEF appunto sulla cristallizzazione del diritto.

Con la legge di bilancio/16 sono state introdotte molte novità di natura previdenziale che riguardano sia chi ancora deve andare in pensione sia chi lo è già, oltre a OD e all'ottava salvaguardia per ricomprendere nei requisiti ante Fornero tutti gli esodati. In coerenza con quanto definito dal governo e dalle OOSS si sono divisi gli interventi in 2 parti: una prima parte in legge di bilancio/16 per le persone più fragili e una seconda parte a cui rimandare la soluzione di ulteriori temi: pensione di garanzia dei giovani, riconoscimento previdenziale dei lavori di cura svolto prevalentemente delle donne, rapporto tra tipologia di lavoro e aspettativa di vita.

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Su questa seconda parte dal 1 marzo e fino al 23 sono stati programmati incontri con il sindacato.

Rimane aperto e affidato al secondo tempo il tema del riconoscimento previdenziale del doppio lavoro delle donne

Questa è la strada da seguire in modo da trovare soluzioni che riguardino tutte le donne. Abbiamo provato ad affrontare tutti i problemi aperti dalla Legge Fornero e dalle precedenti per portare più equità nel sistema previdenziale: lavoratori precoci, lavori usuranti, cumulo gratuito dei contributi maturati in diverse gestioni, Ape volontaria e social.

E poi la 14ma per chi ha una pensione sotto i mille€ e riduzione fiscale per i pensionati sotto i 75 anni a completamento dell'analoga riduzione per le persone con più di 75 anni della scorsa LdS".

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