Mancano ancora alcuni tasselli per completare l'intricato puzzle della riforma pensionistica e la ripresa delle trattative è prevista per domani, 21 febbraio quando alle ore 16 torneranno ad incontrarsi Governo (nella persona del ministro Poletti) e sindacati (i tre rappresentanti delle organizzazioni confederali) che, per la prima volta quest'anno, si riuniranno per ricominciare a parlare di Pensioni e di tutto ciò che questo comporta, con particolare riguardo alla ripresa della discussione su 1) pensione contributiva di garanzia e adeguatezza delle pensioni medio/basse; 2) sviluppo della previdenza complementare; 3) considerazione del lavoro di cura ai fini previdenziali; 4) maggiore flessibilità nell'accesso alla pensione; 5) valutazione di ulteriori misure previdenziali per i lavori usuranti.

E Opzione Donna?

E' dunque definitivamente abbandonata la speranza di una ripresa del meccanismo che tanto ha visto combattere le donne negli ultimi due anni che, pur consapevoli di una penalizzazione importante (circa il 30% dell'assegno pensionistico poiché basata sul puro sistema contributivo), avevano sperato in una proroga addirittura al 2018 se non nel "miracolo" del sistema strutturale? Parrebbe definitivamente conclusa la sperimentazione che ha visto protagoniste le donne nate fino al 31.12.1958 e con un tetto contributivo di 35 anni da raggiungere entro la fatidica quanto tristemente famosa (per molte lavoratrici e disoccupate) data del 31.12.2015.

Ciò non significa, però, che non siano al vaglio delle contrattazioni nuove forme di flessibilità che dovrebbero favorire l'accesso alla pensione di tutte quelle donne rimaste escluse dai requisiti ben noti e nel frattempo teniamo l'attenzione anche sulle proposte del Milleproroghe come quelle presentate dagli onorevoli Polverini e Rizzetto che, con un colpo di coda finale, provano a riproporre alla platea parlamentare un ultimo tentativo di proroga del regime Opzione Donna, ovviamente estendendo, oltre al requisito anagrafico, anche quello contributivo.

Stiamo quindi a vedere se e quando le cose cambieranno per le donne che aspettano buone notizie sul fronte flessibilità previdenziale: in fondo, che si chiami "Opzione Donna" o altro, poco importa. L'essenziale, dice la platea femminile corposa e motivata, è che dia a tutte le donne la possibilità di scegliere del proprio futuro e delle proprie forze, troppo spesso divise fra lavoro, casa, figli, nipoti, assistenza agli anziani.

Buon lavoro al tavolo della concertazione e si dia inizio alla Fase2.

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