Da quanto i voucher lavoro (conosciuti anche come buoni lavoro) sono entrati in vigore, sono sempre di più i lavoratori che denunciano gli abusi legati al loro uso. L'accusa principale è quella di favorire il lavoro nero e di incoraggiare quindi lo sfruttamento, tanto da lasciare senza alcuna tutela i soggetti coinvolti. Portavoce di questo malessere negli ultimi tempi è stata la Cgil che, facendo pressione sulla fissazione di una data certa che permetta la consultazione popolare, continua ad invitare le Istituzioni in Parlamento a riaprire la discussione sull'argomento.

Quello che in sostanza si chiede è un Referendum entro il 15 giugno oppure una legge che riporti i voucher alla funzione originaria, evitando in questo modo il perpetuarsi degli abusi degli ultimi anni.

A Montecitorio, intanto, da settimane il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano ha avviato un processo di sintesi delle varie proposte di legge di riforma dei buoni lavoro che già giacevano in Parlamento, per evitare il ricorso al Referendum arrivando in breve tempo a una soluzione che vada incontro alle esigenze di tutti.

Ma quali sono le proposte attualmente in esame?

ll presidente della commissione Lavoro della Camera Cesare Damiano (Pd) aveva avviato un complesso studio di sintesi che alla fine si è avvicinato molto alle proposte avanzate dalla Cgil. L'obiettivo sarebbe quello di limitare l'uso dei voucher alle famiglie, ovvero a piccoli lavoretti come baby sitting o cura del giardino che non superino la soglia dei 5 mila euro l'anno (attualmente la soglia è pari a 7 mila).

Le eccezioni che ammetterebbero, oltre che in queste ipotesi, il ricorso ai voucher restano poche. Tra queste si annoverano: eventi straordinari o calamità naturali gestite dalle Pubbliche Amministrazioni, la retribuzione da parte dei Comuni di disoccupati o disabili impegnati in opere di pubblica utilità e le retribuzioni occasionali nel settore dell'agricoltura (per mettere il lavoro nei periodi di raccolta o vendemmia).

La proposta è stata ampliamente accettata da tutti, tranne che dal Nuovo Centrodestra e da Lega che, invece, vorrebbero riconoscere margini più ampi al ricorso ai voucher. La loro idea è quella di estendere alle microimprese (quelle con zero o un dipendente) la possibilità di utilizzo dei buoni lavoro.

Una volta discusse le varie proposte in Parlamento bisognerà capire se le modifiche in esse contenute potranno essere tali da considerarsi abrogative della normativa attuale sui voucher.

Un punto fondamentale questo perchè in caso di modifiche irrilevanti si ricorrerebbe comunque al voto referendario.

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