Si è celebrato il Primo Maggio Nazionale da Portella della Ginestra, Piana degli Albanesi, Palermo, luogo in cui esattamente settanta anni fa la banda Giuliano aprì il fuoco sui lavoratori che manifestavano e che soprattutto richiedevano la terra. Terra che a settant'anni ancora resta da attribuire: ci sono infatti ancora 3000 ettari da destinare. Oggi erano presenti i segretari dei più importanti sindacati italiani con i Confederati CGIL, Cisl e Uil in testa.

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Che hanno parlato per mezzo dei loro segretari, Camusso, Furlan e Barbagallo in diretta TV Nazionale. Dopo il corteo per le strade del paese di Piana degli Albanesi, 25 km da Palermo nell'entroterra siciliano, si è fatto omaggio ai caduti dell'eccidio del 1° Maggio 1947 presso il cimitero, quindi l'appuntamento presso i massi del Passo di Portella. Circa settemila persone hanno preso parte al ricordo delle vittime ma anche per richiedere lavoro e dignità allo Stato.

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Hanno parlato i lavoratori licenziati di Alma Viva, i precari dell'Università. Si è trattato anche di argomenti recenti, di questi giorni come i fatti dell'Alitalia.

Lavoro è dignità, un ricordo per i lavoratori Alitalia

Ha preso la parola dopo i lavoratori il Segretario Generale del Sindacato UIL, Carmelo Barbagallo che oltre a ricordare i fatti di Portella ha parlato dell'Alitalia e della crisi attuale.

Ha parlato dopo la Segretaria Generale della Cisl Annamaria Furlan, quindi la Segretaria Generale CGIL Susanna Camusso.

Durante gli interventi non è mancato il ricordo ai fatti della strage di Portella della Ginestra del 1° Maggio del 1947 in cui persero la vita 12 lavoratori e 29 rimasero feriti. Ancora non sono del tutto chiari i fatti che condussero alla strage o i mandanti che ne ordinarono l'esecuzione.

Persero la vita, allora, Margherita Clesceri, Giorgio Cusenza, Giovanni Megna, Francesco Vicari, Vito Allotta, Serafino Lascari, Giuseppe di Maggio, Filippo Di Salvo, Castrenze Intravaia, Giovanni Grifò e Vincenza La Fata. E' da sottolineare il fatto che tre di loro erano ragazzini, poco più che bambini. Dopo i fatti della strage su tutto il territorio della provincia di Palermo si susseguirono attentati alle sedi del Partito Comunista che vennero interpretati come prime ipotesi come diversivi sulle vere cause che portarono alla strage.

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Anche, l'allora, Ministro Scelba, all'Assemblea Costituente, fu uno dei primi a sottolineare che non era stata riscontrata alcuna finalità politica e che l'eccidio fu solo un fatto occasionale.

In verità non fu fatta mai luce su una vera e propria corresponsabilità dello stato o dei servizi segreti che durante i vari processi dal 1950 videro questi come attori nella vicenda.

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