In qualche modo, c'entra sempre la riforma Fornero. I dati sull'occupazione pubblicati ieri dall'Istat stanno facendo discutere. Da una parte c'è chi, come Matteo Renzi e gli esponenti del governo Gentiloni, che apprezzano i numeri in crescita degli occupati in Italia, dando meriti al Jobs Act renziano. Dall'altra c'è chi pone l'accento sulla disoccupazione giovanile in crescita. Tra di loro, i partiti di opposizione del Centrodestra ed il Movimento 5 Stelle. Una voce fuori dal coro, o meglio originale, è quella dell'associazione Amici di Marco Biagi, il cui presidente è Maurizio Sacconi, che sull'argomento è intervenuto sottolineando le colpe dell'attuale legge pensionistica.
Le colpe della riforma pensioni
Attraverso un post pubblicato sul sito ufficiale amicimarcobiagi.com, gli analisti dell'associazione fondata in passato da Marco Biagi, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002, durante il secondo governo di Silvio Berlusconi, hanno presentato dei dati interessanti. Stando ai numeri riportati, dal 2013 ad oggi il mercato del lavoro è stato letteralmente invaso dagli over 50, che rappresenterebbero il 51 per cento degli occupati totali. Un dato significativo, se messo in correlazione con altri numeri, altre percentuali.
Sempre secondo gli analisti dell'associazione Adapt, fondata - lo ripetiamo - dall'ex consulente del Governo in materia di lavoro, lo scenario tracciato dall'Istat non è altro che l'effetto Fornero.
Gli occupati sono in aumento perché la pensione si allontana sempre di più, come testimonia l'età dei "nuovi lavoratori", gli stessi che, una volta persa la propria occupazione, fanno poi fatica a ritrovarlo, ritrovandosi all'improvviso non soltanto senza lavoro ma anche lontano, come età anagrafica, per andare in pensione.
Il ruolo dell'aspettativa di vita
Se la pensione è più lontana, gli italiani devono dire grazie all'aspettativa di vita, un meccanismo attraverso il quale ogni tot di anni l'età pensionabile si adegua alla speranza di vita. In autunno verrà presa una decisione definitiva sul possibile rinvio o revisione dell'AdV, ma ad oggi la fiducia tra la popolazione è scarsa. Tale atteggiamento, in parte, è dovuto dall'ultimo incontro avvenuto ieri a fine agosto tra governo e sindacati, durante il quale l'esecutivo ha fatto capire come l'aspettativa di vita non sia un tema all'ordine del giorno.
Maurizio Sacconi, insieme a Cesare Damiano, ha presentato in estate una richiesta per rivedere il meccanismo della speranza di vita, chiedendo un congelamento quest'anno al fine di ripensare ad una formula migliore. Una proposta che, al momento, non sembra essere stata accolta positivamente dagli uomini di governo, né tanto meno dall'Inps, con Tito Boeri che ha parlato di costi superiori ai 140 miliardi di euro. Ad oggi, quindi, rimane confermato l'aumento a 67 anni per andare in pensione a partire dal 1° gennaio 2019, per due anni, prima del nuovo adeguamento automatico dei requisiti anagrafici per l'accesso alla pensione di vecchiaia.