Non arrivano buone notizie per coloro che dovranno andare in pensione nel 2019. Infatti, non solo dovranno attendere cinque mesi in più ma subiranno anche un taglio dell'assegno pensionistico che oscilla tra il quattro e il cinque per cento. A conti fatti, perderanno circa cinquanta euro al mese su una pensione di 1000 euro. Ma perché aspettare anche altri cinque mesi? L'aumento della speranza di vita incide sia sull'età pensionabile e sia sui requisiti contributivi e sia sul calcolo del trattamento. Non sono ammesse deroghe. Stando ai dati riportati da quotidiano.net, l'aspettativa di vita nel 2016, rispetto al 2015, è cambiata.
Ciò vorrà dire che nel 2019 l'età pensionabile salirà a 67 anni. Prima era di 66 anni e sette mesi. La richiesta di pensione anticipata invece si alzerà a 43 anni e tre mesi per gli uomini e 42 anni e tre mesi per le donne.
L'aumento della speranza di vita incide anche sui coefficienti di trasformazione
Come abbiamo accennato precedentemente, l'aumento della speranza di vita, non inciderà soltanto sull'età pensionabile, ma anche sul coefficiente di trasformazione. si tratta dei numeri che servono a trasformare l'ammontare dei versamenti effettuati in rendita. Si tratta di parametri che vengono costruiti e modificati tenendo conto non solo di variabili demografiche ma anche economiche, come ad esempio l'andamento del Pil, prodotto interno lordo.
Se l'economia è in positivo allora questi coefficienti saranno favorevoli. Considerando il Pil e anche l'incremento dell'aspettativa di vita, possiamo dedurre che i nuovi coefficienti andranno a ridurre gli assegni in liquidazione dal 2019. Riduzione che già sta avvenendo dal 2013. Dal 2019 però è prevista una ulteriore sforbiciata almeno del cinque per cento. L'importo della pensione tenderà ad essere più basso.
Arriva intanto la Controriforma Fornero per il blocco dell'età pensionabile
Intanto arriva una proposta, chiamata la Controriforma Fornero, che ha l'obiettivo di agevolare l'accesso al sistema pensionistico e di offrire maggiore tutela alle categorie che sono svantaggiate nella carriera, come ad esempio le donne con i figli o chi assiste un familiare con grave disabilità.
La proposta mira ad abbattere le forti differenze di trattamento tra coloro che hanno il trattamento calcolato con sistema retributivo misto e i più giovani che hanno il calcolo contributivo. La prima richiesta effettuata dai sindacati resta il blocco dell'età pensionabile a 66 e sette mesi e di bloccare anche i requisiti per la pensione anticipata.