Nelle pieghe dell'elevato tasso di disoccupazione giovanile c'è un termine che spesso ritorna: neet. L'acronimo sta per "not (engaged) in education, employment or training". In pratica, si tratta di 20enni o 30enni che non risultano impegnati in corsi d'istruzione e al contempo non lavorano. Ma attenzione, perché gli stessi nemmeno sarebbero alla ricerca di un impiego. Tanto che il fenomeno è diventato oggetto di studio della sociologia del lavoro ed è vista da molti come una delle principali aree di intervento per il rilancio dell'occupazione.

La nuova strategia punta alla decontribuzione

Per cercare di incidere sul problema, il Governo sta studiando un provvedimento in grado di garantire una decontribuzione per i giovani under 35, purché assunti a tempo indeterminato. Ma i sindacati, che vedono in modo favorevole l'iniziativa, ricordano che una tale politica potrà riuscire ad essere davvero efficace solo se risulterà continuativa nel tempo. Insomma, ci vorranno comunque anni per capire se si riuscirà ad invertire la rotta rilanciando davvero l'occupazione giovanile e frenando le scelte di coloro che vedono nell'espatrio il modo più semplice per riuscire a trovare un'occupazione.

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