Le ultime novità sulle Pensioni ad oggi 18 ottobre vedono acuirsi le distanze tra le posizioni espresse da Governo e sindacati in merito alla riforma previdenziale. Se nella giornata di ieri il Ministro dell'Economia Padoan ha ribadito gli interventi e le scelte fatte in campo pensionistico nella prossima Manovra, dai sindacati arriva un duro atto d'accusa. Tanto che ormai si parla apertamente di "false promesse del Governo sulle pensioni".

Il tutto mentre si avvicina sempre più l'inizio della discussione in Parlamento sulla nuova Manovra, ovvero l'ultima possibilità per poter intervenire sui tanti nodi che attanagliano il comparto. Vediamo insieme tutti i dettagli nel nostro nuovo articolo di approfondimento.

Pensioni e legge di bilancio 2018: per il Ministro Padoan il sistema è equo

"Non è vero che non siamo intervenuti sulle pensioni".

Ad affermarlo nella giornata di ieri è il Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, ospite della trasmissione "Radio anch'io". Secondo l'esponente del Governo, "già nella legge di bilancio precedente e in questa ci sono provvedimenti per le pensioni come l'Ape sociale e donna, che introducono ulteriori misure" all'interno del comparto. Non è mancato un riferimento diretto al tema dell'adeguamento all'aspettativa di vita, una legge che per il Ministro è stata "concordata con la UE e tiene conto della demografia". Tanto da rendere il nostro sistema "uno dei più equi d'Europa e certamente con questa legge l'equità è rafforzata".

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Pensioni

La Cgil punta il dito contro le 5 false promesse non rispettate dal Governo

Non si è fatta attendere la risposta del Segretario generale Spi - Cgil Ivan Pedretti, che ha evidenziato attraverso un post nel proprio blog le 5 false promesse che a suo parere l'esecutivo non avrebbe rispettato sulla previdenza. Si parte dalla pensione di garanzia per i giovani, che puntava a dare un assegno dignitoso alle nuove generazioni.

Vi è poi la questione dell'aspettativa di vita, con l'automatismo che scatterà dal 2019. Troviamo quindi il lavoro di cura delle donne, su cui si è avuto quello che è stato definito come "un misero sconto". Infine restano le questioni della flessibilità in uscita e della previdenza complementare. Pedretti conclude evidenziando la propria delusione, visto che "molte di queste misure erano ad impatto zero. Ovvero non costavano nulla, almeno non nell'immediato [...] Il governo ha scelto quindi di disattendere gli impegni".

Proietti (UIL): la marcia indietro del Governo non va

"Sulla previdenza così non va". Ad affermarlo il Segretario confederale della Uil Domenico Proietti commentando gli ultimi aggiornamenti in arrivo dal Governo. Particolarmente critica appare la posizione espressa sul tema dell'aspettativa di vita, definendo come "inaccettabile l'idea di voler applicare il legame all'aspettativa di vita che porterebbe l'età di accesso alla pensione a 67 anni, mentre la Germania li raggiungerà solo nel 2030".

Secondo il sindacalista si tratterebbe di un "accanimento insopportabile" perpetrato contro i lavoratori e che avrebbe anche l'effetto di proseguire lo stallo nel turn over, creando un danno per i giovani. A tal proposito, la UIL punta ad un congelamento dell'adeguamento, per esaminare "settore per settore il reale incremento dell'aspettativa di vita che negli ultimi anni, secondo tante autorevoli fonti, è addirittura diminuito".

Dalla Commissione lavoro della Camera perplessità su conferma AdV

"Continuo a pensare che la scelta di confermare l'innalzamento automatico di 5 mesi dell'età pensionabile per tutti sia un errore". Ad affermarlo ieri l'On. Davide Baruffi (PD) della Commissione lavoro alla Camera, spiegando che la misura partirà dal primo gennaio del 2019 pertanto ci sarebbe tutto il tempo per adeguarne il meccanismo. La questione è infatti complessa: "ci sono professioni che possono tranquillamente essere svolte fino a 67 o 68 anni, mentre altre usurano anzitempo le persone.

L'aspettativa di vita non è uguale per tutti" evidenzia il Parlamentare, facendo notare che dipende anche dal tipo di lavoro svolto, così come si evince dalle statistiche di settore e ricordando quanto già fatto lo scorso anno sulla distinzione di lavoratori che hanno svolto attività usuranti e mestieri gravosi. In conclusione, "non c'è ragione per non proseguire nei prossimi mesi - non c'è alcun impatto sul bilancio 2018 - e rendere il sistema più equo e socialmente sostenibile".

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