La discussione in Parlamento della Legge di Bilancio 2018 porterà ad alcune modifiche sulle misure previdenziali studiate dal governo per agevolare l'uscita dal mondo del lavoro e l'accesso alla pensione. Per il 2 novembre intanto è atteso il nuovo confronto fra i sindacati e i rappresentanti dell'esecutivo Gentiloni per discutere del blocco dell'aspettativa di vita, argomento centrale di questi giorni. A riguardo, prende sempre più quota l'ipotesi di uno stop alla pensione a 67 anni limitato alle 11 categorie dell'Ape sociale, relative a chi svolge lavori gravosi.

Come cambia il pacchetto pensioni

L'Ape volontaria sarà prorogata fino a tutto il 2019. Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale delle scorse settimane, l'anticipo pensionistico volontario di fatto non è ancora decollato per via dell'assenza delle convenzioni con Abi e Ania, vale a dire il mondo bancario e assicurativo, che giocano un ruolo centrale nella misura. In tal senso, sono attese novità entro le prime settimane del prossimo mese di novembre, quando sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana dovrebbero essere pubblicate tali convenzioni, in modo da rendere operativa la tanto attesa Ape.

La Rita (Rendita integrativa temporanea anticipata) sarà maggiormente semplificata rispetto a quello che era l'impianto iniziale previsto. L'obiettivo del governo è anche di rendere stabile la misura. Potranno avere accesso a Rita coloro che hanno perso il lavoro e sono a 5 anni dalla pensione avendo almeno 20 anni di contributi. Allo stesso modo, chi è disoccupato da 24 mesi e non lavora da 10 anni, con un minimo di 20 anni di contributi.

Nonostante non sia pubblicizzata come meriterebbe, la Rendita integrativa temporanea anticipata potrebbe andare a risolvere molte situazioni difficili.

L'Ape donna è pronta a diventare realtà. Una misura attraverso la quale si darà l'opportunità alle lavoratrici donne dell'Ape social di avere uno sconto contributivo pari a 6 mesi per ciascun figlio, fino ad un massimo di 2 anni. La misura è stata fortemente criticata dalle lavoratrici che richiedono Opzione Donna, le quali si ritroveranno in piazza Montecitorio a Roma per la giornata di mercoledì 8 novembre, dove chiederanno con forza la proroga del regime sperimentale fino al 2018.

Opzione Donna permette di andare in pensione prima dei 60 anni con almeno 35 anni di contributi.

Il blocco dell'aspettativa di vita alle 11 categorie dell'Ape sociale è più di un ipotesi. Se ne parlerà durante l'imminente tavolo di confronto fra governo e sindacati del 2 novembre. L'apertura dell'esecutivo alla richiesta delle sigle sindacali c'è stata, anche se Cgil, Cisl e Uil mirano al blocco per tutti i lavoratori. Per la misura occorrerebbe una spesa pari a 100 milioni di euro, somma facilmente reperibile in occasione della discussione della manovra finanziaria per il 2018. Per l'ufficialità attendiamo le prossime settimane, quando il governo darà una risposta definitiva in merito all'aumento dell'età pensionabile a partire dal 1° gennaio 2019.

Il reddito di inclusione, anche se non rientra esattamente nel pacchetto Pensioni, dovrebbe estendere il suo raggio d'azione, con un maggior numero di famiglie coinvolte rispetto all'impianto originario della misura. Oltre al numero delle famiglie beneficiarie, è previsto anche un aumento dei fondi messi a disposizione e dell'assegno da assegnare alle famiglie che hanno più di cinque componenti all'interno del nucleo familiare. Per altri aggiornamenti, vi invitiamo a continuare a seguirci nei prossimi giorni.

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