In pensione con 63 anni e 7 mesi di età e 20 di contributi ma non con l’Ape volontaria ed il suo prestito bancario. Questa una possibilità ancora in vigore nel 2018 e che nel 2019 si allontanerà di 5 mesi come per la stragrande maggioranza delle prestazioni previdenziali. Anche la pensione di vecchiaia anticipata con 20 anni di contributi infatti, subirà l’influenza dell’aspettativa di vita e sarà fruibile nel 2019 a 64 anni. Sembra strano di questi tempi, con le pensioni che continuano ad allontanarsi nel tempo ma questo scivolo esiste davvero anche se è appannaggio di particolari lavoratori dipendenti che devono rientrare in specifici requisiti.

Ecco di cosa si tratta, a chi si rivolge e che requisiti bisogna possedere oggi per centrare la possibilità.

Lo prevede la riforma Fornero

La misura rientra tra quelle poco conosciute e poco pubblicizzate perché ristrette ad una esigua platea di beneficiari ma che faceva parte di una delle tante deroghe lasciate attive dalla riforma Fornero. Ricapitolando, si tratta di una pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi ma che a differenza di quella classica che fino a fine anno si centrerà con 66 anni e 7 mesi di età (e dal 2019 con 67 anni), può essere percepita già a 63 anni e 7 mesi. Questa opportunità però è appannaggio esclusivo di soggetti che possono vantare una pensione interamente contributiva.

In pratica il diritto alla pensione deve essere maturato per via di versamenti previdenziali successivi al 1995 sia nell’Ago e nelle forme esclusive e sostitutive di essa e sia Gestione Separata. Al riguardo va ricordato che i 20 anni di contributi necessari sono il minimo per rientrare nella misura che è aperta anche a soggetti che evidentemente hanno periodi di contribuzione più lunghi, magari dal 1996 a tutt’oggi.

I beneficiari

Periodi superiori ai 20 anni di versamenti sono molto importanti perché la natura stessa di questa quiescenza anticipata è strettamente collegata al lato economico della contribuzione. Come dicevamo la misura è destinata a soggetti la cui pensione è calcolata esclusivamente con il metodo contributivo e per contribuzione a partire dal 1° gennaio 1996.

Cosa risaputa è che la pensione calcolata con il sistema contributivo è penalizzante come importi e si basa sul valore dei contributi previdenziali che un soggetto è riuscito ad accumulare nella vita lavorativa, naturalmente rivalutati con particolari coefficienti alla data di uscita dal lavoro. Maggiori sono i contributi versati o maggiore è l’importo di questi contributi maggiore la pensione erogata. Per questa particolare forma di pensione è proprio il valore dei contributi ad essere importante. Infatti per poter centrare questo anticipo pensionistico bisogna che la pensione calcolata al momento della presentazione dell’istanza deve essere di importo pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale.

In pratica una pensione erogata a chi pur avendo solo 20 anni di contributi, riesce a maturare una pensione di almeno 1.250 euro al mese. Evidente quindi che la possibilità è valida per stipendiati di alto livello, con stipendi elevati e quindi con corrispettivi contributivi dello stesso livello. Oltre all’ammontare della pensione molto importante l’anno di inizio della vita lavorativa del soggetto in questione perché il richiedente deve aver iniziato a versare contributi previdenziali solo successivamente al 1995.