Una vera riforma previdenziale sembrava ormai sul punto si materializzarsi con il nuovo Governo che si stava per istituire. Infatti Lega e Movimento 5 Stelle avevano inserito le pensioni tra gli argomenti prioritari del loro contratto di Governo. Una autentica priorità che sembrava aver messo d’accordo le due forze politiche, con la necessità di superare la riforma Fornero dotando il sistema di maggiore flessibilità pensionistica con quota 100 e tornando più o meno alle vecchie pensioni di anzianità (quelle precedenti la Fornero) con quota 41. Due misure e due argomenti che nelle ultime giornate avevano riempito le pagine dei giornali, della rete e dei media e che adesso sembrano saltate definitivamente.

La bocciatura da parte del Presidente Mattarella circa la squadra di Governo creata dal duo Salvini-Di Maio, di fatto boccia il nuovo Esecutivo prima ancora che sia nato. Nulla da fare e pertanto con la chiusura a questo Governo giallo-verde, quanti avevano riposto speranze in materia pensionistica devono scontrarsi con la dura realtà. Nulla cambierà per la previdenza nel breve periodo che sembrava essere quello che andava dalla nascita dell’Esecutivo alla prossima Legge di Stabilità. Ecco gli scenari nuovi che appaiono scuri per la previdenza italiana.

Quota 100, 41 e opzione donna

Sarebbe dovuta essere la Manovra Finanziaria di fine anno il contenitore utile ai primi provvedimenti riformatori del sistema previdenziale.

Sembrava pressoché certo il via a quota 100, con la pensione centrata quando età anagrafica e contributi versati, sommati davano 100. Anche la pensione a 58 anni con 35 di contributi e calcolata con il sistema contributivo e quindi penalizzante alle donne, sembrava provvedimento imminente. Opzione donna sembrava in procinto di essere riaperta dopo la sperimentazione per le lavoratrici che centravano i requisiti entro il 2016. Quota 41 invece era provvedimento che sarebbe dovuto partire nel 2019, con un provvedimento, probabilmente a se stante e che avrebbe cancellato la pensione anticipata della Fornero che dal 2019 subirà l’ennesimo scatto di 5 mesi. Senza nuovo Governo e soprattutto senza quel nuovo Governo, possiamo dire che hanno vinto le esigenze di spesa pubblica, di bilancio dello Stato e di sostenibilità del sistema.

Ed i lavoratori continueranno a fare i conti con i pesanti requisiti di accesso alle pensioni che ha lasciato in vigore l’ultima riforma previdenziale del Governo Monti.

Come andare in pensione nel 2019

Senza riforma e senza novità previdenziali, ipotesi adesso probabile che nasca o meno un Governo diverso da quello leghista e grillino, o che si vada a votare di nuovo, nel 2019 la situazione per quanti vorranno andare in pensione peggiorerà. Anche un Esecutivo tecnico, guidato dall'ex Commissario alla spending review Carlo Cottarelli non dovrebbe migliorare la situazione. Cottarelli infatti è soggetto che ha già duramente contestato il piano riformatore di Salvini e Di Maio e proprio per questo il sogno di una nuova riforma sembra del tutto scomparso.

La pensione anticipata, nata in sostituzione di quella di anzianità, si centrerà a 43 anni e 3 mesi di contributi versati (un anno prima per le donne). Un inasprimento già confermato e che deriva dall’applicazione del meccanismo aspettativa di vita in base ai dati Istat. Lo stesso meccanismo con gli stessi 5 mesi di inasprimento porterà l’età pensionabile a 67 anni sempre dal 2019. Stavolta senza distinzioni tra maschi e femmine, perché per tutti la pensione di vecchiaia con almeno 20 anni di contributi verrà centrata solo a 67 anni di età compiuti.

Stessa età anche per l’assegno sociale, quello fruibile da chi non ha carriere lavorative lunghe. Resteranno vive le opzioni dell’Ape, sia sociale che volontaria.

L’Ape sociale per soggetti disagiati come le 15 categorie di lavoro gravoso di recente istituzione, i disoccupati senza Naspi da 3 mesi, gli invalidi al 74% di disabilità ed i caregivers. Per questi, pensione a partire dai 63 anni con 30 di contributi versati o con 35 per i lavori gravosi. Stessa età minima richiesta per l’Ape volontaria, ma con soli 20 di contributi e con la pensione erogata in prestito da una banca e con l’obbligo di restituzione comprese spese assicurative ed interessi. La quota 41 per tutti resta un sogno e pertanto, anche nel 2019 la quota 41 sarà destinata ai precoci che raggiungono quella soglia di contributi versati, che ne hanno uno versato prima dei 19 anni e che rientrano tra i disagiati a cui è destinata l’Ape sociale.

Restano in piedi anche le pensioni per lavori usuranti o notturni a 61 anni e 7 mesi, misura che non subirà l’aumento per l’aspettativa di vita e nemmeno quello per i contributi da versare, che resteranno anche l’anno venturo 35.