Le indiscrezioni che accompagnano quota 100 e quota 41, le due nuove misure che il Governo Conte avrebbe intenzione di varare sono come sempre tante. Paletti, vincoli e limitazioni delle misure continuano a tenere banco. Quelle che continuano ad essere considerate promesse elettorali da parte di Salvini e Di Maio, probabilmente non potranno essere mantenute. Infatti le misure come stanno nascendo, sono profondamente diverse da quelle di cui tanto si parlava e che tanto sono piaciute agli italiani durante le elezioni dello scorso 4 marzo, con l’autentico plebiscito che hanno ottenuto Movimento 5 Stelle e Lega.

Le misure costano davvero tanto anche con i paletti di cui tanto si parla e che sembrano necessari per passare dalle ipotesi ai fatti. Mantenere le promesse elettorali invece, appare una chimera, una eventualità insostenibile. Lo dice anche Boeri, il Presidente dell’Inps.

Le parole di Boeri

Il Presidente dell'Inps, Tito Boeri, è tornato a parlare delle misure su cui lavora l’Esecutivo. A suo parere, le due misure, senza paletti e senza vincoli, cioè così come erano state promesse durante la campagna elettorale, sono impossibili da realizzare.

Un costo superiore ai 20 miliardi di euro all’anno, questo ciò che dovrebbe sostenere economicamente il sistema con la quota 100 per tutti come annunciata da Salvini per esempio. Il liberi tutti quando età anagrafica e contribuzione versata dava 100, non è sostenibile.

Pensioni con quota 100 e quota 41 ma non per tutti

La valutazione dei costi da parte dell’Istituto di Previdenza Sociale rende probabili le conferme di tutti i vincoli e paletti di cui tanto si parla oggi.

Non ha alcun dubbio Tito Boeri su questo. La quota 100 non potrebbe non nascere solo per gli over 64. In pratica verrebbero tagliati fuori coloro che sono sotto i 64 anni di età, nonostante la somma algebrica di età e contributi dia 100. Per il Presidente dell’Inps il problema sta nelle risorse, nei flussi di denaro che genererebbero le due misure con le loro Pensioni anticipate. Secondo Boeri abbassando l’età pensionabile si riduce l’occupazione perché il costo del lavoro aumenta e i dubbi su chi pagherà le pensioni future sono tanti.

La scorsa settimana la relazione dell’Inps sui costi della riforma ha fatto tanto discutere. Le 4 opzioni di riforma possibili prese in considerazione dai conti dell’Istituto, non lasciavano dubbi circa l’impossibilità di mandare a riposo tutti quanti quelli che rientravano nelle misure senza paletti. L’unica via probabilmente fattibile resta quella di quota 100 a partire da 64 anni di età e 36 di contributi, lasciando inalterate le soglie di uscita della pensione anticipata, quella scollegata dall’età e che dal 2019 prevede la soglia di 43 anni e 3 mesi di contributi versati per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne.

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