Rimane al centro del dibattito politico, economico e sindacale il tema della riforma Pensioni. Il piano promesso nel contratto del cosiddetto governo del cambiamento, che potrebbe essere attuato con la nuova legge di Bilancio 2019 che sarà discussa in autunno, prevede la proroga di Opzione donna per la pensione anticipata delle lavoratrici ma anche la quota 100 per tutti e la quota 41 per i lavoratori precoci. Queste due ultime misure aprirebbero le porte per l’uscita dal mondo del lavoro a 750.000 persone, un’operazione che per le casse dello Stato potrebbe costare tra gli 11 e i 18 miliardi di euro, tutto dipenderà dal modo in cui verranno effettivamente predisposte le misure di cui si continua a parlare in questi giorni.

Pensioni, presentata la relazione annuale dell’Inps

Queste sono le previsioni del presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha parlato della riforma pensioni nella relazione annuale presentata nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati. “Siamo così sicuri – ha detto il presidente dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale illustrando la relazione annuale - che tornando indietro accontenteremmo coloro che oggi a parole chiedono l’abrogazione della legge Fornero?”. L’argomentazione di Boeri parte in particolare dal fatto che in Italia gli assegni previdenziali, in termini percentuali rispetto agli stipendi, sono in media più alte che nel resto dei paesi europei.

Sono le distorsioni del sistema retributivo che oggi non è più in vigore, visto che vige ormai da tempo il sistema contributivo. Distorsioni che continuano però a pesare sul sistema pensionistico nel suo complesso.

Le stime di Boeri su costi per pensioni quota 100 e 41

In media, in Europa, la pensione vale quasi il 60% del reddito medio da lavoro, mentre in Italia il valore sale all’85%. Circa il 15% in più, quindi, rispetto agli altri Paesi europei, proprio per effetto del calcolo delle pensioni con il vecchio sistema retributivo.

“Perciò non è sorprendente – ha detto Tito Boeri commentando questi dati - che la riforma pensionistica del 2011 sia così odiata dagli italiani”. Il riferimento è alla tanto contestata legge Fornero varata nel 2011 dal Governo Monti con il sostegno della maggioranza parlamentare di larghe intese che andava dal Pd a Forza Italia. Legge che il Governo Conte ha promesso di modificare, anche se in materia previdenziale il primo provvedimento che intende mettere in campo il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, stando alle sue ultime dichiarazioni, è quello del taglio alle pensioni d’oro.

Dall’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte, in ogni caso, tardano ad arrivare ulteriori momenti di chiarezza sulla riforma pensioni, uno dei punti più importanti, almeno nelle aspettative di milioni di italiani, del contratto di programma del governo gialloverde. L'impressione è che il governo M5s-Lega sulla questione previdenziale voglia continuare a prendere tempo.

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