A settembre il Governo sarà chiamato a presentare i dettagli riguardanti il superamento della legge Fornero e considerando la prossima pausa estiva, il tempo a disposizione risulta ormai stringente per l'elaborazione dei criteri della nuova riforma di settore. Alla fine la differenza tra un intervento nel settore previdenziale riuscito ed una correzione che non soddisfi pienamente tutti gli attori coinvolti la faranno proprio i dettagli. Di sicuro la questione più spinosa resta la quadra sui conti.

Non è infatti un caso se per superare l'impasse si è deciso di istituire un coordinamento tra i diversi apparati interessati dai provvedimenti, a partire dal Ministero del Lavoro e da quello dell'Economia, per proseguire con la Presidenza del Consiglio e dai tecnici che inevitabilmente risultano coinvolti dall'operazione. Il nuovo coordinamento dovrebbe avere proprio l'obiettivo di arrivare ad una scrematura delle diverse opzioni disponibili, sia a livello di parametri (con eventuali vincoli in grado di rendere sostenibili gli interventi), sia nelle previsioni di attuazione (posto che l'orizzonte utile per completare la riforma sarà quello dell'intera legislatura).

Pensioni anticipate e uscita di anzianità: verso una quota 42?

Per chi punta ad ottenere l'agognata quiescenza indipendentemente dall'età anagrafica l'opzione che sembra ormai più probabile è quella della cosiddetta quota 42 (che andrebbe a sostituire l'ipotesi iniziale di una quota 41 o 41,5). La misura si confronterà con i parametri dell'uscita anticipata, che a partire dal 2019 richiederà 43 anni e 3 mesi (un anno in meno per le donne), consentendo comunque un risparmio di oltre un anno.

Allo stesso tempo, i risparmi dovrebbero consentire anche di rendere più semplice l'accesso alla quota 100.

Con la quota 100 uscite a partire dai 64 anni di età e 36 anni di versamenti

L'altra opzione allo studio dei tecnici è l'ormai nota quota 100, ovvero una misura che dovrebbe consentire di ottenere l'agognata quiescenza sommando età e anni di contribuzione. Nelle ultime ipotesi in arrivo dall'area governativa dovrebbe essere presente comunque un vincolo anagrafico a partire dai 64 anni, con l'obiettivo di rendere sostenibile nel lungo periodo il meccanismo di prepensionamento.

Questo significherebbe anche che l'anzianità contributiva minima per poter fruire dell'opzione è fissata a 36 anni di versamenti. Non è chiaro al momento se un irrigidimento della Quota 41 possa consentire un allentamento dei parametri della Quota 100, anche perché su entrambe pende l'applicazione di un possibile ricalcolo contributivo dell'assegno.

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Allo studio un'agevolazione per chi decide di restare sul lavoro

Al fianco delle due quote potrebbe poi prendere forma un nuovo meccanismo di flessibilità in grado di agevolare chi dovesse decidere di fermarsi sul posto del lavoro. La misura prenderebbe forma attraverso un "superbonus" e garantirebbe l'accredito diretto in busta paga dei contributi pensionistici (che pesano per il 33%). Bisogna inoltre considerare che con il sistema contributivo ritardare l'uscita significa fruire di coefficienti di conversione più alti, fatto salvo eventuali effetti contrari dovuti all'applicazione dei futuri adeguamenti all'aspettativa di vita.

In ogni caso, il bonus avrebbe valenza massima triennale.

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