Rispetto alle posizioni espresse dal Governo Conte sulla riforma delle Pensioni e sulla riduzione del debito pubblico “prima di esprimere un giudizio dobbiamo stare ai fatti”. Lo ha dichiarato oggi il Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, in un'audizione all'Europarlamento, rispondendo a un europarlamentare italiano che gli ha domandato se l’Italia rischia di essere “richiamata” rispetto agli impegni presi dall’esecutivo formato da Lega e Movimento 5 stelle.

Pensioni e debito, intervento del Presidente della Banca centrale europea

Al momento non ci sarebbero problemi, visto che al di là dei proclami nessun provvedimento del governo è stato messo in campo sul superamento della legge Fornero tra i punti del contratto di programma gialloverde.

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Il piano di riforma pensioni promesso da M5s e Lega, come si ricorderà, prevede l’istituzione della quota 100, la proroga del regime sperimentale di Opzione donna, la quota 41 per i lavoratori precoci. Misure che potrebbero vedere la luce in autunno con la legge di Bilancio 2019. Mentre questa settimana, come annunciato dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio potrebbe partire in commissione Lavoro e previdenza sociale del Senato della Repubblica l’iter legislativo del ddl sul taglio delle pensioni d’oro da cui l’esecutivo punta a recuperare parte delle risorse necessarie per l’aumento delle pensioni minime.

La Bce guarda con attenzione a possibile modifica della riforma pensioni Fornero

Nel merito di questi possibili provvedimenti evita, al momento, di esprimersi il Presidente della Bce. "Prima di pronunciare giudizi – ha detto oggi Mario Draghi come riporta l’agenzia Radiocor - è necessario aspettare la prova dei fatti”. Finora, infatti, solo annunci che stanno alimentando le aspettative degli italiani in un clima che sembra quello da campagna elettorale perenne. “Per il momento – ha proseguito il presidente della Banca centrale europea - ci sono solo proclami, che tra l'altro – ha sottolineato - sono cambiati".

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In effetti, sia sullo sforamento del tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, sia sul superamento della riforma pensioni targata Fornero l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte sembra aver rallentato la marcia rispetto a quanto fatto intendere sia in campagna elettorale che durante i giorni della discussione sul contratto di governo.