Dopo un periodo di relativa calma, nel corso della settimana lo spread è tornato a bussare alla porta dei conti pubblici, con inevitabili riverberi per l'attuale discussione politica. D'altra parte, gli ultimi giorni sono stati caratterizzati da dati macro che non è possibile ignorare, a partire dalla borsa (che è tornata sulle quotazioni minime dall'inizio dell'anno), per proseguire con il nuovo pressing sui titoli pubblici ed il dato Istat sulla frenata del Pil. Elementi che ovviamente dovranno essere metabolizzati nelle prossime settimane durante le inevitabili considerazioni tecniche che devono fare da contenitore agli interventi di flessibilità previdenziale previsti nella legge di bilancio 2019.

La riforma delle pensioni e l'incognita dello spread

Se è vero che i mercati nel pieno dell'estate hanno iniziato a prezzare il fattore politico, è quindi ovvio che la futura riforma delle Pensioni in avvio il prossimo settembre sarà un banco di prova sia verso l'elettorato (nel merito delle promesse inserite all'interno del contratto di governo), sia verso l'Europa (che si attende il rispetto delle regole di bilancio e della sostenibilità dei conti). A partire da questo mix e con l'incognita dello spread, il nuovo Governo giallo-verde dovrà trovare la quadra che sappia accontentare tutti, o perlomeno non scontentare eccessivamente nessuno.

La probabile strategia di una riforma pensionistica a più passaggi

Una possibile soluzione al dilemma appena presentato, per altro già anticipata in alcune dichiarazioni di area governativa giunte nelle scorse settimane, è quella di procedere per più passaggi e con specifici vincoli di salvaguardia dei conti. Ecco allora che la misura prioritaria tra le proposte di flessibilizzazione del comparto previdenziale potrebbe diventare la nuova quota 100, formata dalla somma tra età anagrafica e anzianità contributiva.

Un'opzione che però dovrebbe prevedere al contempo un vincolo anagrafico (si parla di 64 anni di età) ed uno legato all'importo del futuro assegno (su cui si abbatterebbe un parziale ricalcolo contributivo). Mentre altre opzioni, come la quota 41, appaiono meno discusse nel recente dibattito politico e potenzialmente destinate ad essere approvate in un secondo momento della legislatura. Inutile dire che le aspettative dei lavoratori che si esprimono sui social network appaiono differenti.

Gli ultimi anni di crisi economica, assieme ai tagli imposti dalla legge Fornero ed agli interventi precedenti, pesano inevitabilmente sul morale e sulle aspettative di chi si trova in età avanzata a vivere condizioni difficili di lavoro o di inoccupazione. Anche per questo l'intervento sul comparto è particolarmente atteso dai potenziali destinatari.

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