Siamo arrivati al mese di settembre e, come promesso dai tanti annunci, il governo si appresta a cimentarsi nell'arduo compito di modificare le legge Fornero. Per portare avanti la quota 100, composta da età anagrafica e anzianità contributiva, i tecnici del Mef hanno ipotizzato un fondo di 2,5 miliardi al quale si potrebbe aggiungere un altro miliardo ricavato dallo stop parziale dell'Ape sociale. Per soddisfare quota cento per tutti il governo avrebbe bisogno di 7/8 miliardi di euro e allora, vista la mancanza di coperture, meglio affrontare il problema inserendo dei paletti: età non inferiore ai 64 anni, un ricalcolo contributivo e 2 soli anni di contributi figurativi.

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Questa ipotesi è stata condivisa anche dal presidente di Itinerari Presidenziali Alberto Brambilla. Il Movimento 5stelle e la Lega si stanno consultando per cercare di trovare un accordo che possa soddisfare la platea di futuri pensionati. Si suppone che il taglio selettivo del cuneo di 1,5 miliardi sia a rischio e, in caso di stop, le risorse potrebbero essere dirottate tra flat tax, reddito di cittadinanza e Pensioni. Ma il governo sta studiando come trovare le risorse per la manovra e, fermo restando le clausole IVA, i soldi potrebbero arrivare dai 3 miliardi di tagli della Pubblica Amministrazione, dalla pace fiscale e da una flessibilità garantita dalla Unione Europea.

Le minacce di Renzi,fanno tremare il governo - 5 Stelle News - 5stellenews.com
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Il governo sta inoltre ragionando su come ridurre le pensioni d'oro. Il Movimento 5 stelle ne ha fatto un punto del suo programma di governo mentre la Lega è poco propensa ad un accordo. Analogamente negli ambienti 5stelle la flat tax non viene giudicata utile e la riforma delle pensioni potrebbe essere l'unico punto di incontro dei due partner di governo.

Buone notizie sul fronte rivalutazioni assegni

Mentre si studia come affrontare la modifica alla legge Fornero ci sono novità sul fronte pensioni.

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A partire dal 2019 i pensionati vedranno incrementare l'assegno pensionistico. Sparisce infatti la disciplina transitoria decisa dal governo Letta che aveva compresso le rivalutazioni degli assegni pensionistici. Pertanto dal 1 gennaio 2019 gli aumenti pensionistici saranno indicizzati in base all'indice Istat. Per il calcolo si ritornerà ai tre scaglioni di reddito. Chi percepisce fino a tre volte il trattamento minimo riceverà il 100% dell'aumento Istat, chi invece percepisce una pensione tra le tre e le cinque volte il trattamento minimo riceverà il 90% mentre chi supera cinque volte il trattamento minimo avrà il 75% di rivalutazione.

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