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Ad appena un mese dall'approvazione della legge di bilancio 2019, proprio il tema delle Pensioni appare destinato ad essere il terreno dello scontro finale tra il Governo italiano e la Commissione europea. Da un lato il reddito di cittadinanza sembra aver trovato fin da subito un certo consenso nei tecnici europei, mentre dall'altro l'avvio delle uscite anticipate dal lavoro tramite la Quota 100 ha rappresentato fin dall'inizio delle trattative un punto sul quale risultava difficile far convergere le diverse posizioni [VIDEO].

Non è quindi un caso se, nelle ultime ore, gli scambi riguardo la tenuta del comparto previdenziale italiano si siano intensificati.

Uscite flessibili e quota 100: l'inaspettata apertura di Moscovici con l'avvertimento sui conti

È all'interno di questo quadro che devono essere analizzate le ultime dichiarazioni in arrivo dal Commissario UE Pierre Moscovici, il quale ha affermato che la cosiddetta quota 100 non è necessariamente oggetto di un veto [VIDEO]da parte di Bruxelles: "Non mettiamo in discussione la riforma delle pensioni - ha spiegato il tecnico europeo - si vuole solo assicurare il rispetto del Patto di stabilità".

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In questo senso, spetta all'esecutivo italiano il compito di fare delle valutazioni politiche [VIDEO] in merito al comparto. Una posizione che da molti è stata interpretata come un'inaspettata apertura, visto che in precedenza dall'Unione europea erano sempre giunti dei commenti piuttosto critici in merito al superamento della legge Fornero ed al ripensamento degli attuali meccanismi di accesso all'Inps.

Il rilancio di Salvini sulle pensioni dei burocrati in quiescenza dopo 10 anni di versamenti

Non si è fatta attendere la replica del vicepremier Matteo Salvini, il quale è partito all'attacco, criticando fortemente le attuali regole di pensionamento dei burocrati europei. L'esponente leghista ha quindi chiesto ai tecnici di guardare innanzitutto cosa accade all'interno dell'UE, pensando ad un'autoriforma dei meccanismi di quiescenza dell'apparato amministrativo.

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Per gli euroburocrati è infatti possibile ottenere l'accesso alla pensione già a partire da 10 anni di versamenti, parametri che denotano una distanza notevole con "i comuni mortali". Un punto sul quale il Commissario europeo ha però respinto le accuse, evidenziando polemicamente che all'interno del Parlamento italiano non si accede alla pensione con 38 anni di versamenti. Insomma, nonostante le recenti aperture, la battaglia sulla revisione del sistema previdenziale sembra ancora lontana da una felice e veloce conclusione.