Le ultime novità sulle Pensioni ad oggi 28 gennaio 2019 vedono emergere nuove stime su come determinare la convenienza del pensionamento tramite la quota 100. La scelta individuale e volontaria dei lavoratori si trova infatti a confrontarsi con un assegno più basso rispetto a quello ordinario, sebbene verrà percepito per un periodo più lungo. Nel frattempo proseguono le proteste di coloro che si trovano esclusi o non sufficientemente supportati dalla nuova riforma del settore.

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I disabili hanno infatti già evidenziato l'intenzione di mobilitarsi, scendendo in piazza il prossimo 8 febbraio. Mentre dal CODS si torna a chiedere la valorizzazione dei lavori di cura per le donne, al fine di flessibilizzarne l'accesso alla pensione.

I calcoli di convenienza sulla quota 100: servono 20 anni per recuperare l'assegno perso

Prendere un assegno più basso ma percepirlo per più tempo.

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Questa è la filosofia derivante dai calcoli attuariali ed insita dietro al nuovo meccanismo di pensionamento anticipato tramite la quota 100, che prevede il prepensionamento dai 62 anni di età e 38 anni di contribuzione con un assegno inferiore anche a doppia cifra. Così, tra i tanti calcoli che emergono dopo la bollinatura del decretone sul pacchetto pensioni da parte della Ragioneria dello Stato emerge anche quello riguardante l'effetto dei minori contributi.

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Pensioni

Infatti, se da un lato le stime indicano che la perdita rispetto alla pensione di vecchiaia è mediamente del 15%, dall'altro lato per poter recuperare quanto versato sarà necessario incassare l'assegno almeno per un ventennio. Quanto basta per rivalutarlo grazie all'inflazione, mentre ad incidere positivamente (seppure parzialmente) è anche la minore tassazione dovuta all'importo più basso. Insomma, gli elementi che entrano in gioco sono molti e la complessità della situazione non semplificherà la scelta, anche se molti lavoratori potrebbero certamente decidere anche in base alla situazione personale rispetto alla possibilità di mantenere il tenore di vita grazie ai risparmi o ad eventuali rendite integrative.

Mentre per chi vive una situazione di disagio e si troverà senza altre alternative, la strada della quota 100 potrebbe rappresentare una scelta obbligata nonostante risulti formalmente una scelta volontaria. Si tratta in sintesi di situazioni che possono risultare anche molto differenti tra un lavoratore e l'altro, facendo emergere il ruolo chiave che potrebbero avere i patronati nel fornire assistenza ai potenziali richiedenti.

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Riforma pensioni, disabili pronti a scendere in piazza il prossimo 8 febbraio 2019

Dalla UILP si conferma l'intenzione di scendere in piazza il prossimo 8 febbraio 2019 per protestare contro le decisioni del Governo in merito alle pensioni di invalidità. "Ci avevano promesso in campagna elettorale che avrebbero aumentato le pensioni d’invalidità portandole a 780€ come per il Reddito di Cittadinanza e così non è stato", ha spiegato Angelo Catanzaro, a capo dell'Ufficio disabilità della UIL Piemonte.

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Il sindacalista spiega che "oggi in Italia ci sono 1 milione e 72 mila persone che percepiscono 285 € al mese. Noi persone con disabilità non siamo cittadini di serie B". La mobilitazione è prevista per le 4 del pomeriggio davanti a tutte le principali prefetture d'Italia, mentre a Roma il presidio si terrà di fronte al Parlamento.

Armiliato (CODS) insiste sulla necessità di migliorare la qualità della previdenza femminile

"Questo Comitato concorre al miglioramento della qualità della previdenza femminile vigente in modo oggettivamente sostenibile, valorizzando il lavoro di cura che è da sempre appannaggio delle donne e che non è mai stato né riconosciuto né valorizzato, mentre ci ha penalizzato e ci penalizza nel percorso di crescita lavorativa fino ad arrivare al capolinea ovvero al raggiungimento della quiescenza". Lo evidenzia la fondatrice Orietta Armiliato, ricordando gli obiettivi chiave del Comitato. Uno scopo che tra l'altro risulta perfettamente coerente con le esigenza di riforma del settore. "Questo valore, che si potrà esprimere con il riconoscimento di anni di contribuzione o, ancor meglio, con qualche anno di età in meno da detrarre dai requisiti di accesso alle leggi vigenti, fra le altre cose, non contravverrebbe neppure ai vari moniti sul discrimine di genere", conclude l'amministratrice.

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