La bollinatura del decreto legge sul "pacchetto Pensioni" da parte della Ragioneria dello Stato conferma in modo definitivo il testo del provvedimento di legge e mette anche la parola fine sulle stime di costo dell'operazione di riforma del settore previdenziale. Si tratta di un aspetto non secondario, perché come spiegheremo a breve, avrà un impatto sopratutto in merito al monitoraggio della spesa e ad eventuali interventi correttivi "in corso d'opera", qualora le proiezioni del Governo dovessero risultare eccessivamente ottimistiche.

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Ma procediamo per ordine e partiamo con il dire che la spesa complessiva sui provvedimenti di flessibilità pensionistica per il 2019 è quantificata in poco più di 4,6 miliardi di euro. Di questi, la parte più importante è destinata a finanziare la nuova quota 100, ovvero l'opzione che consentirà l'uscita dal lavoro con 5 anni di anticipo rispetto ai criteri di vecchiaia (i parametri definitivi sono infatti fissati a 62 anni di età e 38 anni di contribuzione, con un vincolo ostativo alla prosecuzione dell'attività lavorativa fino al compimento del 67mo compleanno).

I 400 milioni di euro destinati alla proroga di Opzione donna e dell'Ape sociale

Per quanto concerne invece le altre opzioni di flessibilità in uscita dal lavoro inserite nel "pacchetto pensioni" sono stati stanziati circa 400 milioni di euro per la proroga dell'APE sociale e delle pensioni anticipate tramite opzione donna, oltre che per la sterilizzazione dell'aspettativa di vita sull'uscita anticipata della legge Fornero in favore dei lavoratori precoci.

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Rientrano poi ulteriori opzioni molto specifiche, come il riscatto della laurea per chi non ha compiuto più di 45 anni (che il Governo vorrebbe estendere prossimamente fino agli under 50) e la cosiddetta pace contributiva (finalizzata a fornire un aiuto in favore di chi ha sofferto una carriera discontinua).

L'introduzione della clausola taglia-spesa e le stime sulle coperture

Se il quadro degli interventi e delle relative coperture appare quindi delineato, vi è un altro aspetto che però continua a mantenere dei margini di incertezza.

Infatti, per comprendere se le stime risulteranno adeguate bisognerà necessariamente attendere le richieste di pensionamento in arrivo dai lavoratori nei prossimi mesi. Solo con i primi riscontri numerici sarà possibile comprendere il trend delle richieste di prepensionamento e quindi farsi un'idea sulla bontà delle proiezioni indicate all'interno della relazione tecnica sui provvedimenti di flessibilità. A mantenere il quadro sotto controllo vi è poi la presenza di una clausola di salvaguardia rispetto alla spesa effettiva, ritenuta indispensabile per ottenere il via libera dalla Ragioneria dello Stato.

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Ad effettuare il monitoraggio sarà la stessa INPS, verificando su base trimestrale le domande di pensionamento. Mentre in caso di sforamenti sarà compito del Governo intervenire con un taglio lineare sui capitoli di spesa del Ministero del Lavoro e su ulteriori voci di costo, fino al rientro dei parametri. Non resta quindi che attendere la prima verifica, tenendo presente che nonostante siamo giunti ormai agli ultimi giorni di gennaio l'iter burocratico utile per poter far partire le prime domande non risulta ancora concluso (benché sia ormai giunto alla sua fase finale).

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