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Il reddito di cittadinanza è diventato realtà, ma i suoi primi effetti sono tutt'altro che positivi. Secondo le prime stime, riportate anche dal Sole 24 ore, circa 100mila disoccupati (che hanno già perso o che, nelle prossime settimane, perderanno un impiego) non potranno più beneficiare dell’assegno di ricollocazione (AdR). L’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro), infatti, in data 30 gennaio, ha comunicato la sospensione dello strumento introdotto nel 2015 dal Jobs act.

La sospensione

In seguito alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale del tanto atteso Decreto Legge 28 gennaio 2019, n. 4 (che ha istituito il Reddito di cittadinanza, tanto voluto dal M5S), dal 29 gennaio 2019 risulta disabilitata sul portale Anpal la funzionalità che consente di richiedere nuovi assegni di ricollocazione per i lavoratori in Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego) da almeno 4 mesi.

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La misura di politica attiva introdotta con il decreto legislativo n. 150/2015 (articolo 23) consiste in un voucher dall'importo variabile in base al profilo di occupabilità dell’interessato (da 250 a 5 mila euro) da “spendere” presso centri per l’impiego o agenzie private (come studi di consulenza del lavoro e agenzie per il lavoro) e retribuiti una volta "raggiunto il risultato" e firmato il nuovo contratto di lavoro.

Lo scorso 5 febbraio l’Anpal ha chiarito che l’assegno di ricollocazione non verrà sospeso per i lavoratori in Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (Cigs) coinvolti in crisi aziendali e che gli assegni già emessi saranno utilizzabili fino allo scadere del termine del periodo di assistenza intensiva previsto.

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La sospensione dello strumento per i disoccupati in Naspi, comunque, sta preoccupando non poco imprese e sindacati. La ricollocazione, in seguito al "decretone", infatti viene limitata a soggetti considerati poco (o anche per nulla) occupabili e viene addirittura meno per chi perde il lavoro (nella maggior parte dei casi, lavoratori con un'età compresa tra i 40 e i 50 anni in "esubero", ma con buone chance di trovare un nuovo impiego in tempi brevi).

La situazione attuale

La testata del Gruppo 24 ORE ha evidenziato che, ad oggi, sono stati richiesti dai disoccupati circa 6/7mila assegni di ricollocazione e circa 1.150 assegni utilizzati da lavoratori in Cigs. Se si considera che negli ultimi trimestri del 2018 circa il 10% dei disoccupati ha fatto richiesta dell’assegno di ricollocazione e che in media, ogni anno un milione di occupati vanno in Naspi, gli esperti stimano in 100 mila persone la platea di soggetti esclusi dalla misura introdotta dal Jobs act.

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Nelle scorse settimane, dunque, le parti sociali (ma non solo) hanno chiesto al governo di ripensarci. Lucia Valente (ex assessore al Lavoro della regione Lazio e professoressa di diritto del Lavoro presso La Sapienza di Roma) ha sottolineato: "È opportuno correggere il provvedimento in quanto, così, si assesta alle politiche attive un duro colpo".

Concorda anche Marco Leonardi, economista della Statale di Milano. "La norma - ha precisato auspicando una retromarcia - va a penalizzare un'ampia fetta di disoccupati".