Nel contratto di governo tra Movimento 5 Stelle e Lega c’è un punto che adesso sembra provocare uno strappo in seno alla maggioranza. Il punto 20 del documento sottoscritto da Salvini e Di Maio quando si accordarono per formare il nuovo esecutivo prevede la regionalizzazione della Scuola, cioè un aumento di autonomia nell’ambito dell’istruzione alle regioni come da tempo chiedono Lombardia e Veneto. Dai rappresentanti della parte di governo “grillina” adesso questo provvedimento è osteggiato, ma il provvedimento sembra aver intrapreso la strada della sua approvazione dopo che il Ministero dell’Economia ha dato il via libera.

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Il provvedimento, come riportano le dichiarazioni di alcuni esponenti del M5S tra cui le due deputate Villani e Azzolina, potrebbe causare non pochi problemi, sia per quanto riguarda il personale della scuola che lavora a molti chilometri di distanza dal proprio paese di origine e sia per i cittadini che potrebbero essere trattati diversamente in tema di istruzione a seconda della regione di residenza.

I docenti del Sud non potrebbero più tornare al paese di origine

La regionalizzazione della scuola come previsto dal contratto di governo non sarebbe una misura che lo stato imporrebbe alle Regioni, ma sarebbe concessa solo per quelle che ne fanno espressa e motivata richiesta.

Regionalizzare la scuola porterebbe disparità per gli studenti e per il personale docente o Ata.
Regionalizzare la scuola porterebbe disparità per gli studenti e per il personale docente o Ata.

Il fatto che l’argomento sia entrato nel contratto dell’esecutivo risponde proprio a delle trattative tra Stato e Regioni (Veneto e Lombardia) già avviate e che adesso devono essere ultimate. Ecco spiegato il perché di questa accelerata del Ministero dell’Economia dopo il via libera reso pubblico dal sottosegretario Garavaglia e dal Governatore del Veneto Zaia.

Durante la trasmissione televisiva “Omnibus” su La7, la parlamentare del M5S Lucia Azzolina ha messo in luce i rischi e le paure che incombono sui lavoratori della scuola se passasse davvero questo aumento di autonomia di alcune regioni in materia istruzione.

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Secondo la deputata, un docente del Sud che lavora in Veneto piuttosto che in Lombardia o in un'altra Regione a cui verrebbe concessa maggiore autonomia, essendo assunto direttamente dalla Regione, non potrebbe più chiedere avvicinamento al suo paese di origine, cioè non potrebbe negli anni avvicinarsi a casa. Sempre la Azzolina ha continuato durante la trasmissione, ad elencare altri aspetti che spaventano di questo provvedimento. Si verrebbero a creare disparità tra regioni e quindi disparità tra cittadini.

Se si lascia piena libertà alle Regioni, queste avrebbero pieni poteri di scegliere gli organi collegiali o di stabilire se e quanti soldi destinare alle paritarie, creando inevitabili disuguaglianze anche sociali.

A rischio l’unità culturale del Paese

Sulla stessa linea la portavoce del Movimento 5 Stelle alla camera in Commissione Cultura, l’Onorevole Villani che come riporta l’autorevole sito di informazione “orizzontescuola,it” dice un secco no al provvedimento.

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Viene minata l’unità culturale dell’Italia e si corre il rischio di ledere diritti sacrosanti sanciti dalla nostra Costituzione. Secondo la Villani, la regionalizzazione della scuola interesserebbe il reclutamento del personale, il loro stipendio e la tassazione. Le disparità sarebbero nette perché è evidente che ci sarebbero Regioni che grazie ad introiti maggiori derivanti dal gettito fiscale ed avendo casse maggiormente piene, avrebbero risorse più alte da investire nel sistema scolastico rispetto alle altre Regioni.

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Oltre a creare evidenti disparità tra bambini e giovani studenti in base alla propria Regione di appartenenza, differenze sostanziali si avrebbero anche per i lavoratori. Si andrebbero a creare delle autentiche gabbie stipendiali e verrebbero preclusi da domande di avvicinamento a casa quei lavoratori che verranno assunti dalla Regione. Inoltre, dal punto di vista salariale, appare evidente che si andrebbe ad impoverire il settore se è vero che già oggi il settore della Formazione Professionale che è già regionale, prevede stipendi più bassi di quelli appannaggio dei docenti statali.

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