Venerdì prossimo, primo giorno del mese di marzo è fissata una importante scadenza per molti lavoratori che potrebbero sfruttare la quota 41 per accedere alla pensione anticipatamente. Entro tale data infatti scadono le richieste di accesso alla pensione anticipata con la misura destinata ai precoci nata con l’ultimo governo Gentiloni. Si tratta di una misura strutturale, ormai entrata nell’ordinamento ma la cui istanza di verifica del diritto alla pensione, che è propedeutica alla vera e propria domanda di pensione, va presentata entro la scadenza prefissata.

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Gli interessati devono fare presto

La domanda in scadenza a marzo riguarda la richiesta da presentare all’Inps circa la certificazione del diritto alla quiescenza. Con la domanda in pratica, si va a chiedere all’Istituto di Previdenza Sociale di confermare che il richiedente abbia davvero i requisiti necessari per centrare la misura. Occorre ricordare che i requisiti utili a rientrare nella quota 41 possono essere centrati anche entro la fine dell’anno 2019, cioè anche dopo aver presentato istanza di certificazione.

Non presentare domanda entro la scadenza prima citata non blocca gli eventuali “distratti”, dal presentare istanza nei mesi successivi, ma entro il 30 novembre 2019. In questo caso però, c’è il concreto rischio di non rientrare nei soldi stanziati dal governo per questa misura. In parole povere, presentare la domanda dopo il 1° marzo mette a repentaglio la riuscita della richiesta di pensionamento perché verrà accettata solo se siano avanzati parte dei soldi stanziati dopo aver coperto le Pensioni richieste entro il 1° marzo.

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A chi si rivolge la misura

Quota 41 può essere considerata misura a stretto campo di applicazione. Nulla a che vedere con la quota 41 di cui tanto parlano Salvini, Di Maio e tutta la maggioranza di governo. Infatti la quota 41 attualmente in vigore si rivolge solo a precoci che sono allo stesso tempo ed alternativamente disoccupati, invalidi, con invalidi a carico o alle prese con i lavori gravosi. Una misura a metà tra il previdenziale e l’assistenziale. Sono necessari 41 anni di contributi versati senza limiti di età.

Altresì necessario che almeno un anno di contributi, versati anche discontinuamente, siano stati accreditati prima dei 19 anni di età del richiedente. In pratica, servono 2132 settimane di lavoro totali delle quali almeno 52 prima di aver compiuto 19 anni.

Le categorie di svantaggiati a cui si rivolge quota 41

Come dicevamo, oltre a centrare entro la fine del 2019 il requisito contributivo, occorre essere dei disagiati reddituali, di lavoro o di salute. Misura che si applica ai disoccupati involontari che da 3 mesi hanno terminato di percepire gli ammortizzatori sociali come la Naspi.

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Disoccupazione involontaria perché la perdita del lavoro deve provenire da licenziamento, risoluzione consensuale nell’ambito di procedure di conciliazione. Possibile anche rientrare con le dimissioni spontanee del lavoratore, purché tali dimissioni siano state date per giusta causa e confermate nelle sedi competenti della direzione territoriale del lavoro. Quota 41 è destinata anche agli invalidi che si trovano con il 74% di disabilità e riduzione della capacità lavorativa certificata dalle commissioni Asl. I cosiddetti caregivers, cioè coloro che assistono un familiare disabile a carico è un’altra fattispecie di individui a cui spetta quota 41. Il parente invalido deve essere anche in questo caso con disabilità certificata pari ad almeno il 74% e deve risultare a carico da almeno 6 mesi del soggetto richiedente la pensione. Il familiare a cui si presta assistenza può essere il coniuge o un parente di primo grado. Nella misura anche chi svolge attività particolarmente logoranti, i famosi lavori gravosi. Le mansioni da svolgere che rientrano nella misura sono 15 e devono essere state svolte in 7 degli ultimi 10 anni o in sei degli ultimi 7 di lavoro. Nello specifico tali tipologie di lavori sono i conciatori di pelli, gli addetti ai servizi di pulizia, i facchini, i camionisti, i macchinisti dei treni o il personale viaggiante, i gruisti, gli infermieri o le ostetriche di sale operatorie o parto, le maestre o i maestri di asilo nido e scuola dell’infanzia, gli edili, gli operatori ecologici, le badanti, i marittimi, i pescatori, i siderurgici e i braccianti agricoli.

Finestre mobili la novità 2019

Contestualmente alla domanda di accesso va prodotta la domanda di pensione all’Inps, ma solo se i requisiti di accesso sono stati completati alla data di presentazione dell’istanza. Per chi centra i requisiti successivamente al 1° marzo, la domanda di pensione può essere prodotta successivamente. Il nuovo esecutivo giallo-verde ha salvaguardato la misura dall’aumento di 5 mesi per l’aspettativa di vita, ma contestualmente ha introdotto per la quota 41 le finestre trimestrali. In pratica, dalla data in cui si centrano i requisiti, occorre aspettare tre mesi per incassare il primo rateo di pensione spettante. Sarà l’Inps dopo aver certificato il diritto alla pensione del richiedente, a comunicare allo stesso la prima data utile di decorrenza della pensione. Per chi presenta domanda entro il 1° marzo, l’Inps dovrebbe rispondere entro la fine del prossimo mese di giugno.