Il meccanismo con il quale l’Istituto di Previdenza Sociale Italiano rivaluta le Pensioni al tasso di inflazione, meglio conosciuto come perequazione, dal 1° gennaio è cambiato radicalmente. Si passa dalle tre alle sette fasce e questo per molti pensionati non è una buona notizia. Infatti oltre a ricevere una pensione più bassa perché ricalcolata alla luce del nuovo sistema, ci sarà da restituire qualcosa all’Inps. Era una cosa che già si sapeva perché l’Istituto lo aveva messo nero su bianco nella circolare di fine 2018 relativa ai nuovi importi di pensione.

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Gli aumenti che i pensionati si sono trovati a gennaio, erano provvisori, perché solo dopo l’entrata in vigore della novità, inserita nella legge di Bilancio, i nuovi importi sarebbero diventati quelli effettivi. L’approvazione della manovra che l’esecutivo ha prodotto solo alla vigilia di Capodanno, cioè il 30 gennaio 2018, ha costretto l’Inps ad adeguare le prestazioni previdenziali in pagamento da gennaio, alle vecchie regole. Da aprile però l’Istituto provvederà all’applicazione della nuova normativa, con conseguente cambio dell’importo della pensione per molti pensionati.

L’Istituto sta iniziando a comunicare a ciascun pensionato questo cambiamento, con una lettera munita di tabelle con i vecchi ed i nuovi importi di pensione e con le cifre del conguaglio che andrà restituito all’Inps per quanto percepito in più nei primi tre mesi del 2019.

Cosa cambia

Ad aprile finalmente i pensionati riceveranno la pensione effettivamente spettante per tutto il 2019. Nei mesi successivi e tramite trattenute sui ratei di pensione in pagamento, l’Inps recupererà i soldi in più pagati a pensionati a gennaio, febbraio e marzo 2019, perché il passaggio dai 3 ai 7 scaglioni per molti risulterà sfavorevole.

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Gabriella Di Michele, direttore generale dell’Istituto ha confermato tutto in audizione alla Camera dei Deputati sottolineando come il recupero delle somme in più erogate partirà nei prossimi mesi. L’Istituto quindi ha provveduto a gennaio a rivalutare le pensioni su tre scaglioni, con il 100% della rivalutazione appannaggio di pensioni fino a 1.500 euro lordi al mese, cioè fino a tre volte il trattamento minimo previsto. Per le pensioni da 3 a 5 volte il minimo invece, l’adeguamento è stato pari allo 0,90% e per quelle ancora superiori rivalutazione dello 0,70%. Adesso con le 7 fasce, solo le pensioni fino a 3 volte il minimo restano sostanzialmente invariate.

Le altre subiscono un cambio di importo perché le nuove fasce sono:

  • 100% per assegni previdenziali fino a 3 volte il minimo;
  • 0,97% per pensioni sopra 3 e fino a 4 volte il trattamento minimo;
  • 0,77% per pensioni sopra 4 e fino a 5 volte il minimo;
  • 0,52% per pensioni sopra 5 e fino a 6 volte il minimo;
  • 0,47% per pensioni da 6 sa 7 volte il trattamento minimo;
  • 0,45% per assegni sopra 7 e fino ad 8 volte il minimo;
  • 0,40% per pensioni le pensioni più elevate.

Chi sono i pensionati che subiranno maggiormente le novità

Evidente che man mano che sale l’importo della pensione percepita aumenta la penalizzazione che i pensionati subiranno per questo cambio di meccanismo.

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L’Istat ha stabilito in via provvisoria che il tasso di inflazione è pari all’1,1% e solo le pensioni fino a 1.522 euro lordi al mese riceveranno la piena rivalutazione con gli importi percepiti da gennaio confermati anche con il nuovo meccanismo. Per gli altri, riduzione di assegno inevitabile che diventa via via più significativa a partire dai circa 3 euro netti al mese di riduzione che da aprile si troveranno le pensioni con importo intorno ai 1.800 euro netti al mese. In definitiva, le pensioni di importi medio-alti saranno quelle penalizzate dalla nuova perequazione che sarà valida per il triennio 2019-2021. Alcune pensioni subiranno anche il taglio sulle cosiddette pensioni d’oro, altra novità della legge di Bilancio dell’attuale esecutivo. Infatti entra in azione il contributo di solidarietà sulla parte di pensione che eccede i 100.000 euro all’anno. Un taglio sostanziale che inciderà in misura pari a:

  • il 15% per la parte di pensione sopra i 100.000 e fino a 130.000 euro;
  • il 25% per la quota di pensiona da 130.001 a 200.000 euro;
  • il 30% per la parte di pensione da 200.001 a 350.000 euro;
  • il 35% per la parte compresa da 350.001 a 500.000 euro;
  • il 40% per la parte ancora eccedente il mezzo milione di euro.