Tra i lavoratori in età avanzata ed in via di pensionamento c'è grande attesa per l'esito delle consultazioni politiche e per il possibile accordo di governo in formazione tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Le ultime indiscrezioni emerse sui principali quotidiani nelle scorse ore hanno infatti evidenziato la possibilità di un profondo ripensamento dei recenti interventi di riforma previdenziale, una situazione che per alcuni potrebbe prevedere lo sblocco della situazione, mentre per altri rischierebbe di allontanare nuovamente il traguardo della pensione, quando quest'ultima sembrava a portata di mano.

Si parla ovviamente del possibile termine anticipato della Quota 100 in favore di una trasformazione in senso strutturale dell'APE. Ma sul piatto vi sono anche i numerosi dubbi relativi alla proroga dell'opzione donna, in scadenza al termine del 2019.

Pensioni flessibili: possibile stop anticipato alla Quota 100 per rafforzare APE e Quota 41

Il paventato intervento sulla Quota 100 preoccupa in particolare coloro che avrebbero maturato i requisiti utili di accesso nei prossimi anni.

La misura è stata avviata in senso sperimentale fino al 2021, consentendo l'uscita dal lavoro a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contribuzione. Di contro, un contenimento della misura potrebbe permettere di rendere strutturale l'APE sociale e volontaria. Per entrambe, il requisito anagrafico è fissato in questo caso a 63 anni.

Nella versione sociale, quello contributivo richiede dai 30 ai 36 anni di versamenti (a seconda della specifica situazione di disagio) mentre in quella volontaria si scende a 20 anni.

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Da notare che un ulteriore intervento potrebbe riguardare anche il rafforzamento dell'attuale Quota 41 destinata ai lavoratori precoci, ad esempio attraverso l'ampliamento del bacino dei lavori considerati gravosi o usuranti.

I dubbi delle lavoratrici che attendono la proroga dell'opzione donna al 2020

Sullo sfondo restano i dubbi per un'altra misura che sembrava in dirittura d'arrivo fino a poche settimane fa, e che la crisi di governo ha rimesso in discussione.

Si tratta della proroga dell'opzione donna al 2020, un meccanismo che consente alle lavoratrici di ottenere il pensionamento anticipato a partire dai 58 anni di età (59 anni se autonome) con un minimo di 35 anni di versamenti, accettando in cambio il ricalcolo interamente contributivo dell'assegno.

Il provvedimento risultava molto atteso dalle lavoratrici che, in età avanzata, si trovano nella necessità di ottenere un assegno.

In molti casi l'opzione donna è l'unica alternativa possibile (seppure fortemente penalizzante) per far fronte alla mancanza di redditi da lavoro, e al contempo al termine dei sussidi di welfare previsti nel nostro ordinamento.

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