Nato come una misura volta a contrastare la povertà e le situazioni di disagio di famiglie e singoli in difficoltà, il reddito di cittadinanza sembra aver raggiunto i risultati sperati. E siamo solo a qualche mese di attività della misura tanto cara al Movimento 5 Stelle che adesso gioco forza entra nelle trattative per il nuovo governo dopo le dimissioni del Presidente del Consiglio Conte. Il flop della misura è certificato dai numeri pubblicati dal Codacons e da quanto di evince da un recente articolo del quotidiano "Il Secolo d'Italia" che riporta le parole di Alessandra Servidori, docente dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.

La Professoressa analizza la misura dal punto di vista delle politiche attive sul lavoro che era uno degli obiettivi dichiarati della misura che sembra sia rimasto fermo al palo.

I Centri per l'Impiego ed il loro ruolo

Il reddito di cittadinanza è nato come misura universale di contrasto alla povertà che di fianco al semplice aiuto economico a persone disagiate, avrebbe dovuto aiutarle ad essere reinserite nel tessuto sociale e nel mondo del lavoro.

Un progetto molto ambizioso con al centro del meccanismo gli uffici di collocamento. Proprio su questo aspetto le parole della Servidori evidenziano il fatto che qualcosa della misura non ha funzionato, che qualcosa si è inevitabilmente inceppato. I beneficiari del reddito di cittadinanza attivabili, cioè i maggiorenni in età lavorativa, non impegnati in attività di studio e formazione, avrebbero dovuto sottoscrivere il patto di lavoro preso i Centri per l'impiego.

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Un adempimento obbligatorio che in base al testo del decreto, doveva essere fatto entro 30 giorni dall'approvazione della domanda di reddito di cittadinanza. L'operazione è imballata e la crisi di governo secondo la Servidori, inevitabilmente non aiuta, anzi, peggiora la situazione.

Le problematiche degli uffici

È stata chiamata fase 2 del reddito di cittadinanza quella che doveva riguardare il via alle politiche di formazione, qualificazione e ricerca lavorativa dei beneficiari del sussidio.

In pratica, dopo la prima fase in cui l'operazione reddito di cittadinanza verteva sul far partire la misura, analizzare le domande ed iniziare ad erogare il benefit economico previsto, sarebbe dovuta arrivare quella relativa alle politiche attive del lavoro. Se la fase 1 pur tra mille polemiche e difficoltà è partita senza intoppi (da aprile molte famiglie ricevono regolarmente il sussidio), non si può dire la stessa cosa della fase 2.

La misura ha previsto la nascita dei navigator, una figura professionale che assunta presso gli uffici di collocamento, avrebbe dovuto aiutare i beneficiari del sussidio nel progetto di riqualificazione lavorativa. Il navigator incrociando domanda e offerta di lavoro doveva affiancare il soggetto attivabile al lavoro, nella ricerca di nuova occupazione. L'immediata disponibilità a cercare lavoro rappresenta uno degli elementi cardine del patto di lavoro che questi soggetti dovevano sottoscrivere con i Centri per l'impiego.

L'aspetto su cui la professoressa Servidori si concentra riguarda proprio questa situazione. "I navigator sono pochi e non formati e gli uffici di collocamento devono contattare telefonicamente coloro i quali sono tenuti a sottoscrivere il patto e questa è una operazione complicata", questo ciò che la Servidori ha detto sottolineando la carenza di personale dei Centri per l'impiego e la grande mole di lavoro che devono espletare adesso.

Poche le domande rispetto alle previsioni

Parole dure sulla misura che si affiancano ai numeri del Codacons che ha certificato il flop della misura dal punto di vista delle domande presentate rispetto alle previsioni del governo. Il governo contava di erogare il sussidio a 2,7 milioni di persone che dai dati in possesso dei tecnici, rappresentava la platea dei potenziali beneficiari. Al 31 luglio le domande presentate sono state "solo" 1,4 milioni. Ancora peggio se si considera il numero delle domande accolte, abbondantemente al di sotto di 900.000. Inoltre c'è il problema dei furbetti del reddito di cittadinanza, persone che quasi quotidianamente vengono stanate da Ispettorato del lavoro e Forze dell'ordine a percepire il sussidio non avendone diritto. Ai furbetti si contrappongono anche soggetti che pensavano di ricevere cifre più cospicue di sussidio ma che sono finite per percepire pochi euro che non consentono loro di uscire dalla situazione di disagio che hanno.

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