Ormai appare sempre più certo, anche se non ancora ufficiale, lo stop a Quota 100 dal 2022: già da giorni il Ministro dell'Economia Gualtieri ha annunciato la chiusura della sperimentazione della misura varata dal governo giallo-verde al 31 dicembre 2021. Tutto in linea con quanto previsto proprio dall'esecutivo Lega-M5S, quando nella scorsa legge di Bilancio decise di avviare la sperimentazione di Quota 100 solo per il triennio 2019-2021.

Ipotesi di correttivi, modifiche e riforma della misura da settimane di rincorrono l'un l'altra, ma anche l'uscita della nota di aggiornamento del documento di economia e finanza (Def) ha lasciato intendere che si viaggia verso la conferma della misura ma non oltre la sua scadenza. Oggi è stato Pasquale Tridico, il presidente dell'Inps. a confermare lo stop a Quota 100: Intervistato durante la trasmissione radiofonica "Circo Massimo" su Radio Capital, il numero uno dell'ente previdenziale ha confermato tutto.

Cosa ha detto Tridico

Tridico si è detto in linea con quanto ha dichiarato in questi giorni il neo Ministro dell'Economia Gualtieri. In pratica, nessun rinnovo per Quota 100 e addio alla misura tanto cara alla Lega ed al suo leader Matteo Salvini dal 1° gennaio 2022. Che la misura non abbia riscosso l'appeal previsto, cioè che molti dei potenziali aventi diritto hanno evitato di richiederla è un dato certo: un motivo in più per non proseguire con Quota 100.

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Pensioni

La cosa positiva del fatto che molti lavoratori hanno scelto di non uscire dal lavoro con il nuovo canale di uscita, secondo Tridico, è il risparmio in termini di dotazioni economiche per lo Stato.

La Fornero non è stata superata

Lega e Movimento 5 Stelle produssero la pensione con Quota 100 nell'intento di superare la riforma Fornero, un obbiettivo che, per molti addetti ai lavori, non è stato raggiunto.

Basti pensare a cosa ha detto Nannicini ieri in diretta Facebook presentando la sua proposta di quota 92: il senatore del Pd ha sottolineato come Quota 100 sia una misura che altro non è che un regalo per una piccola coorte di soggetti. L'uscita prevista a 62 anni con 38 di contributi ha requisiti piuttosto stringenti per la stragrande maggioranza dei lavoratori, ma questo aspetto non è riferito tanto all'età pensionistica minima prevista, quanto ai contributi minimi necessari: per molti 38 anni sono un livello difficile da raggiungere, ad esempio per i lavoratori con carriere discontinue come lo sono gli edili o gli stagionali, o per le donne, che spesso si dividono tra lavoro e cura della famiglia.

Questi elementi negativi di Quota 100 in definitiva, stanno spingendo il governo ad invertire la rotta rispetto a quanto inizialmente avevano previsto Lega e M5S. Infatti il primo governo Conte aveva deciso di avviare in via sperimentale la quota 100, per scegliere il da farsi solo alla fine del triennio di sperimentazione. In pratica, dopo il 31 dicembre 2021 si sarebbe deciso se continuare con la Quota 100 e se dovesse essere affiancata o addirittura sostituita dalla ormai famosa e del tutto dimenticata, Quota 41 per tutti.

Non sarà una chiusura indolore

Una nutrita componente della maggioranza di governo sembrava orientata addirittura a spegnere Quota 100 da subito, ma Tridico ha confermato quanto detto da Gualtieri, cioè che chiudere la misura immediatamente non sarebbe stato giusto per quanti hanno già siglato accordi con i datori di lavoro per uscire nel prossimo biennio con la misura per quotisti. Chiudere da subito l'esperienza di Quota 100 avrebbe prodotto un risultato simile a quello prodotto dalla legge Fornero nel 2012, cioè la nascita di esodati, persone che per via di un incremento repentino dei requisiti di accesso alle Pensioni rimangono molti anni senza lavoro e senza pensione.

Un rischio concreto che potrebbe comunque verificarsi nel 2022: senza interventi in salvaguardia, chiudere con la misura nel 2021 significa produrre uno scalone tra chi ha centrato i requisiti per la pensione durante il periodo di funzione di Quota 100 e chi non ci riuscirà e sarà costretto a ripiegare sulle pensioni in regime Fornero, magari la pensione vecchiaia a 67 anni, cioè ben 5 anni dopo i 62 di quota 100.

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