Dal Comitato Opzione Donna Social arrivano nuovi aggiornamenti in merito alla prossima Legge di Bilancio 2020 e agli interventi correttivi richiesti in favore della platea femminile. A tal proposito, la fondatrice Orietta Armiliato ha ricordato innanzitutto il nuovo confronto tra governo e parti sociali previsto per il prossimo 11 ottobre, all'interno del quale si affronterà il capitolo delle Pensioni e quindi anche il programma di interventi sulla flessibilità in uscita dal lavoro.

Armiliato (CODS): le proposte sostenute dalle organizzazioni sindacali

Dal Comitato si ricorda quindi che tra le richieste in discussione sul tavolo negoziale vi sono anche quelle avanzate dalle iscritte, che confluiscono nella proroga dell'Opzione donna al 2023 e nella Quota 100 rosa. In riferimento al primo provvedimento, Armiliato ricorda che nel caso in cui la proroga proseguisse per una sola annualità, rispetto a "coloro che sono nate nell'anno 1961, rimarrebbero estromesse le lavoratrici autonome, in virtù dei requisiti vigenti che ne ammettono l'ingresso solo al compimento dei 59 anni di età".

La differenza è infatti di una annualità per il requisito anagrafico che devono maturare le lavoratrici dipendenti. Il rischio sarebbe quindi quello di dare luogo ad un meccanismo di flessibilizzazione per l'uscita dal lavoro legato alla creazione di una nuova iniquità tra le stesse lavoratrici.

Le richieste di riforma riguardanti la Quota 100 rosa

Per quanto concerne invece l'avvio di una "Quota 100 rosa", si chiede di intervenire sui versamenti utili per accedere alla misura.

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Pensioni

Nella pratica, il provvedimento prevede attualmente la maturazione di almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti. Al fine di riconoscere il lavoro di cura ed il gender gap, il CODS chiede di praticare a tutte le lavoratrici uno sconto di due annualità rispetto a tali requisiti. In questo modo, per le donne diventerebbe possibile accedere all'Inps alla maturazione dei 62 anni di età e con almeno 36 anni di versamenti.

Oltre a ciò, secondo quanto riportato da Orietta Armiliato, i fondi utili per finanziare le misure sarebbero già presenti grazie alle coperture già stanziate. Così, si otterrebbe il duplice effetto di non appesantire le uscite dell'Inps ed allo stesso tempo di consentire un efficace meccanismo di prepensionamento alle donne, "riconoscendo e valorizzando il lavoro di cura domestico in ragione di 2 anni".

Gli occhi delle iscritte ora restano puntati sul prossimo confronto tra governo e sindacati, al fine di vedere in che modo le rivendicazioni avanzate dal comitato verranno implementate all'interno del tavolo negoziale.

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