Per un lavoratore di 57 anni, nato nel 1962, che ha versato contributi nella gestione dei commercianti dell'Inps dal 1° gennaio 1988 per poi diventare dipendente nel corso del 2014, il riscatto della laurea può rappresentare un veicolo di uscita a 63 anni per la pensione anticipata anziché attendere la pensione di vecchiaia all'età di 68 anni. E' questa l'analisi fatta dagli esperti di pensione di "Plus 24", l'inserto de Il Sole 24 Ore, che hanno preso in esame la situazione del lavoratore, contribuente per 25 anni nella gestione dei commercianti passando, poi, dal febbraio 2014, ad un lavoro alle dipendenze e, conseguentemente, alla gestione dei dipendenti Inps.

Impossibilitato ad accedere alle Pensioni a quota 100 per il termine della sperimentazione nel 2021, il quesito posto dal 57enne riguarda la convenienza di un possibile riscatto degli anni di laurea ai fini di un'uscita anticipata da lavoro rispetto all'età richiesta per la pensione di vecchiaia, oltre ai benefici in termine di assegno di pensione che potrebbe ricevere.

Pensione anticipata o di vecchiaia: conviene il riscatto della laurea

Il riscatto della laurea ai fini della pensione anticipata rappresenterebbe una scelta ottimale per l'uscita prima da lavoro.

Infatti, i quattro anni di corso universitario frequentati tra il 1981 ed il 1984 avrebbero un costo da sostenere per il riscatto di 32.357,00 euro: il calcolo è stato ottenuto considerando che il lavoratore non potrebbe comunque usufruire del riscatto agevolato previsto dal decreto 4 del 2019 essendo gli anni universitari ricadenti interamente prima del 1996 e prendendo come reddito annuo l'ultimo ottenuto di 26.769,00 euro.

A fronte del costo, tuttavia, il lavoratore beneficerebbe di andare in pensione in anticipo rispetto alla prima data utile prevista per la pensione di vecchiaia. Infatti, il richiedente accederebbe alla pensione anticipata all'età di 63 anni nel settembre del 2026 (già comprendendo la finestra trimestrale di uscita) con 42 anni e 10 mesi di contributi (i requisiti delle pensioni anticipate non subiranno aumenti per effetto della speranza di vita proprio fino al 2026 secondo quanto prevede il decreto 4 del 2019 che ha istituito la quota 100).

Uscita pensioni anticipate: calcolo assegno mensile con il riscatto della laurea

L'alternativa di uscita sarebbe rappresentata dall'attesa della pensione di vecchiaia all'età di 68 anni accessibile, per il lavoratore, nel dicembre del 2030. Infatti, considerando che il requisito contributivo dei 20 anni di versamenti sia stato già pienamente raggiunto dal lettore, quello anagrafico subirà aumenti biennali dell'età di uscita dovuti agli adeguamenti della speranza di vita. Si prevede, pertanto, che entro il 2030 la pensione di vecchiaia aumenti di un anno il proprio requisito anagrafico. La scelta andrebbe ad incidere anche sull'ammontare della pensione futura.

Infatti, andando in pensione di vecchiaia nel 2030, con un maggiore numero di anni di contributi il lavoratore avrebbe una pensione stimata di 24.103,00 euro lordi all'anno ed un tasso di sostituzione, ovvero la pensione percepita in rapporto all'ultimo stipendio da lavoro, pari al 92 per cento. La scelta di riscattare la laurea per andare in pensione anticipata consentirebbe al lettore di poter lasciare il lavoro quattro anni e tre mesi prima della pensione di vecchiaia e di avere una pensione stimata di 21.273 euro lordi all'anno, con un tasso di sostituzione pari all'85 per cento.

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