Cancellare quota 100 sostituendola con una misura simile, probabilmente con quota 102. Questo è quanto stanno studiando tecnici del governo per riformare il sistema previdenziale per il dopo quota 100. Tutta ancora da scrivere la riforma, perché restiamo nel campo delle teorie e delle ipotesi. Fatto sta che gioco forza, occorre intervenire per riformare il sistema, superando in un solo colpo la legge Fornero e la quota 100. Quest'ultima, seppur tra mille critiche e perplessità, una cosa buona la ha prodotta.

Il governo adesso è costretto ad intervenire, perché la fine di quota 100, oltre ad uno scalone di 5 anni tra gli ultimi beneficiari ed i primi esclusi, produrrà una discriminazione evidente tra lavoratori. C'è chi pensa che senza la misura varata dal governo gialloverde, questa sollecitudine dell'esecutivo Conte bis ad intervenire sarebbe stata meno imponente. E probabilmente hanno ragione. Ma come si andrà a riformare il sistema? Oggi esiste una misura su cui sembra che la maggioranza del governo sia in accordo.

Si tratta di quota 102. Vediamo nello specifico cosa cambierebbe con la misura se davvero venisse varata, dal punto di vista dei futuri pensionati, soprattutto a confronto con chi è nell'orbita della misura tanti cara a Lega e Movimento 5 Stelle.

Quota 102 da limare

Con quota 100 si va in pensione con 62 anni di età minima e con 38 anni di contribuzione versata. La misura dovrebbe restare viva fino al 31 dicembre 2021, per poi essere cancellata perché terminerà il suo periodo di sperimentazione.

In seno alla maggioranza c'è chi vorrebbe mettere la parola fine a questa misura, fin da subito, magari cancellandola a fine 2020, un anno prima del previsto e sostituirla immediatamente con un nuovo strumento di uscita flessibile, appunto quota 102. Con questa misura si lascerebbe il lavoro a 64 anni di età e 38 di contributi, anche se si sta verificando la possibilità di far scendere a 36 anni la contribuzione minima richiesta, che produrrebbe una nuova quota 100, ma con età pensionabile più alta e con contribuzione previdenziale più bassa.

Il primo dato che balza agli occhi è che serviranno due anni in più di età per lasciare il lavoro. Non sarà lo scalone di 5 anni, ma è pur sempre una discriminazione tra i nati entro dicembre 1958 ed i nati a partire da gennaio 1959. Se davvero quota 100 scomparisse a fine dicembre 2020, chi è nato nel 1958 potrà ancora percepire la pensione a 62 anni, mentre chi è nato l'anno successivo, anche a distanza di pochi giorni, dovrà attendere ulteriori due anni, per arrivare a 64 anni. Lo stesso accadrebbe se la riforma sortisse effetto a fine 2021, cioè se la quota 100 cessasse come previsto e se quota 102 entrasse in vigore dal 1° gennaio 2022.

In questo caso ad essere penalizzati sarebbero i nati nel 1960.

La questione importi delle pensioni

Ma non c'è soltanto la questione requisiti a rendere la quota 102 meno vantaggiosa di quota 100. Come spiega bene un servizio andato in onda ieri sera durante la trasmissione DiMartedì su La7, la quota 102 dovrebbe prevedere per forza di cose delle penalizzazioni per i futuri pensionati. Adesso il lavoro dell'esecutivo verte sulla tipologia di penalizzazione da inserire nella misura. Il ricalcolo contributivo potrebbe essere una soluzione, ma nelle ultime ore è emersa una nuova soluzione, che potrebbe essere quella di una penalizzazione del 2% per ogni anno di anticipo.

Nel servizio di Silvia Ciufolini, si tratta l'esempio di un lavoratore di nome Rocco.

Questo lavoratore potrà uscire con quota 100 a 62 anni, ricevendo una pensione calcolata con il sistema misto pari a 2.114 euro lordi al mese, cioè circa 27.483 euro annui. Rocco, senza quota 100 e con quota 102, oltre a dover attendere due anni in più, avrebbe diritto ad una pensione che se calcolata interamente con il sistema contributivo, arriverebbe a 20.693 euro annui, cioè 1.591 euro al mese, oltre il 24% in meno rispetto a quota 100. Con la soluzione del taglio lineare del 2% annuo invece, la situazione, pur se sfavorevole rispetto a quota 100, lo sarebbe di meno.

In questo caso Rocco percepirebbe una pensione calcolata sempre nel sistema misto alla stregua di quota 100, ma tagliata del 6% perché esce con tre anni di anticipo rispetto ai 67 della pensione di vecchiaia, cioè a 64 anni. La sua pensione sarebbe pari a 1.988 euro lordi al mese, solo 127 euro in meno rispetto a quella a cui avrebbe diritto con quota 100.

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