Si tratta al tavolo della riforma delle Pensioni e delle nuove uscite anticipate per andare oltre la sperimentazione della quota 100 a partire dal 1° gennaio 2022. Nell'incontro che si è avuto il 10 febbraio scorso, i sindacati hanno ribadito al Governo il proprio "no" al ricalcolo contributivo delle pensioni per chi va via prima dal lavoro.

Resta in campo, sicuramente, l'ipotesi del taglio delle pensioni in base agli anni di anticipo rispetto alle pensioni di vecchiaia. È la soluzione che avrebbe i maggiori favori del Governo.

L'ipotesi, tuttavia, non sarebbe indolore ed esente da investimenti in campo previdenziale, almeno nel breve periodo. Infatti, anche se l'uscita anticipata da lavoro verrebbe pagata in larga parte dai futuri pensionati rinunciando ad una quota dell'assegno mensile, nel breve periodo lo Stato si troverebbe a dover pagare un volume di nuove pensioni elevato in conseguenza dell'adozione dei nuovi meccanismi di flessibilità in uscita.

Pensioni anticipate, proposta sindacati per il dopo quota 100: uscita a 62 anni o quota 41

Su un punto Governo e sindacati sembrano d'accordo sulla riforma delle pensioni: i canali di uscita anticipata che verranno fuori dal lungo confronto dovranno garantire un "atterraggio morbido" ai lavoratori che andranno via dal lavoro a partire dal 1° gennaio 2022 e che non potranno più contare sulla quota 100 che permette anche nel 2020 e nel 2021 di poter andare in pensione all'età di 62 anni in presenza di almeno 38 di contributi.

La ricerca della soluzione allo "scalone" che rischia di verificarsi tra meno di due anni ha una prima scadenza ad aprile 2020: entro i prossimi due mesi, infatti, il Governo dovrà predisporre una bozza della riforma stessa da ricomprendere nel Documento di economia e delle finanze (Def) per il 2021, da concretizzare nell'ultimo trimestre dell'anno e nella legge di Bilancio del prossimo anno.

Tuttavia, il lavoro di concertazione sulle pensioni tra Governo e sindacati appare, ad oggi, in alto mare.

Cgil, Cisl e Uil hanno esposto la loro richiesta di un pensionamento anticipato secco a 62 anni o con 41 anni di contributi (quota 41) indipendentemente dall'età anagrafica al momento dell'uscita, bocciando l'ipotesi del ricalcolo contributivo. Si tratterebbe, in linea di massima, di anticipare senza penalizzazioni la pensione di vecchiaia dagli attuali 67 anni ai 62.

Riforma pensioni: uscita anticipata a 64 anni e pensione contributiva tra le ipotesi post quota 100

Siffatta misura di pensione anticipata appare, senza dubbio, costosa, anche più delle stesse pensioni a quota 100. Ma anche la proposta delle pensioni anticipate a 64 anni con ricalcolo contributivo, sulla quale il Governo avrebbe mostrato un certo interesse a ragionarci sopra, appare inaccettabile ai sindacati.

La Cgil, infatti, ha accompagnato le proprie ipotesi di uscita flessibile a 62 anni anche con delle simulazioni sulle uscite proposte a 64 anni: il ricalcolo contributivo che accompagnerebbe gli anni di anticipo significherebbe un taglio delle pensioni che potrebbe arrivare fino al 30 per cento dell'assegno mensile.

Intesa cosi, la flessibilità si rapporterebbe al futuro pensionato come una scelta da fare: uscire prima dal lavoro ma pagando di tasca propria e per tutta la vita da pensionato, oppure continuare a lavorare in vista di una pensione più corposa?

Pensioni: nella riforma quota 100 si parla di uscita anticipata a 62 o 63 anni

Tra l'una e l'altra ipotesi, si fa strada quella intermedia riguardante formule di pensione anticipata suggerite da Pier Paolo Baretta e da Cesare Damiano di uscite a 62 o 63 anni con un taglio del 2 per cento per ogni anno di anticipo rispetto alla pensione di vecchiaia. Tale proposta, già presentata come alternativa di uscita negli anni scorsi, prevederebbe un taglio totale della pensione fino al 10 per cento per anticipi massimi di cinque anni rispetto ai 67 anni previsti per la vecchiaia.

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