Grave allarme dai sindacati: duemila posti di lavoro nei call center piemontesi a rischio per automazione e intelligenza artificiale. La denuncia, presentata il 10 luglio 2026 a Torino da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uil Fpl, riguarda un settore che in Piemonte impiega circa 4.000 addetti (35.000 nazionali).

Per contrastare la minaccia, le organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero nazionale del settore, dal 13 al 27 luglio 2026. La mobilitazione prevede due ore di sciopero a fine turno per i lavoratori a tempo pieno e un'ora per i part time, con astensione da straordinari e supplementari.

L'introduzione dell'intelligenza artificiale, senza regole e tutele, potrebbe cancellare fino a 2.000 posti nella regione, aggravando una crisi già segnata da delocalizzazioni e gare al massimo ribasso.

Confronto istituzionale e richieste sindacali

A Torino, un incontro con delegati di aziende chiave (Konecta, Covisian, Mediacom) e un confronto pomeridiano con parlamentari e consiglieri regionali hanno sollecitato l'apertura di un tavolo istituzionale. I segretari regionali Alberto Revel (Slc Cgil), Anna De Bella (Fistel Cisl Piemonte) e Maria Luisa Lanzaro (Uil Fpc) hanno espresso forte preoccupazione: «La crisi dei call center non ha precedenti. Non possiamo parlare di innovazione se prima non mettiamo in sicurezza il lavoro.

L'intelligenza artificiale non può essere l'ennesimo strumento per abbattere l'occupazione: serve una regia pubblica che governi la transizione, non le sole scelte delle aziende. Serve subito un tavolo permanente con il governo, la politica non può restare a guardare».

L'attivo unitario si è concluso con gli interventi del segretario nazionale Slc Cgil Daniele Carchidi (in presenza) e dei segretari nazionali Fistel Cisl Fabrizio Morroni e Uil Fpc Pierpaolo Mischi (in video), che hanno ribadito l'esigenza di un intervento governativo per regolamentare la transizione.

Crisi nazionale e il caso Konecta

In Piemonte, il settore ha già registrato una significativa riduzione del personale, come dimostra la vicenda Konecta.

Ad aprile 2026, l'azienda ha completato un esodo incentivato di 213 lavoratori dalle sedi piemontesi. Questa riduzione ha spinto Konecta a congelare l'ipotesi di accorpamento delle sedi, accogliendo istanze sindacali, sebbene persistano criticità operative che richiederanno ulteriori confronti.

A livello nazionale, Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno inviato una richiesta urgente ai ministeri competenti. Il documento denuncia una crisi sistemica del settore Crm-Bpo (call center in outsourcing), con circa 3.000 lavoratori già impattati e il rischio di raggiungere i 15.000 addetti. I sindacati chiedono l'attivazione di un tavolo di crisi, l'applicazione della clausola sociale, il rafforzamento del contratto delle Telecomunicazioni e investimenti sulla formazione.