Ieri 25 marzo, con la visita di Papa Francesco, è stata una giornata storica per la città di Milano; il Pontefice arriva la mattina presto all'aeroporto di Linate e la sua prima visita è stata alla case popolari di Via Salomone, un atto simbolico la visita ad un quartiere ai margini della metropoli milanese. Poi dall'estrema periferia est della città il Pontefice ha raggiunto il centro metropolitano, precisamente il Duomo di Milano dove ha recitato l'Angelus sul sagrato della cattedrale davanti ad una folla festante composta da 100mila persone.

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Poi, tra ingenti misure di sicurezza, il Pontefice ha attraversato Milano per recarsi al carcere di San Vittore dove ha incontrato 900 detenuti e ha pranzato con 100 di loro e poi altra tappa al Parco di Monza dove ha celebrato la messa davanti a una folla oceanica di circa un milione di persone. Ultima tappa prima del suo ritorno a Roma è stata l'incontro con i cresimandi nello Stadio Meazza di San Siro affollato da 80mila persone.

Il Papa a San Siro

La visita di Papa Francesco si conclude nel quartiere San Siro allo stadio Meazza: 80 mila persone ad attenderlo, urla di gioia e cori quasi calcistici appena entra sul prato del campo di calcio a bordo della bianca papamobile.

Il discorso tenuto da Papa Francesco ha toccato i temi della scuola e dell'educazione dei figli; un riferimento preciso contro il brutto fenomeno del bullismo, al quale il Pontefice ha rivolto un forte appello ad arginare questo problema ricevendo una promessa dalle ottantamila persone presenti a dire no al bullismo .

Le parole del Pontefice rivolte sopratutto ai tanti bambini presenti: 'Nella vostra scuola c'è qualcuno di cui vi fate beffa, che prendete in giro perché basso o grasso; vi piace farlo vergognarlo oppure picchiarlo?

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Questo si chiama bullismo. Per favore fate una promessa: non fatelo mai più e non permettete a nessuno di farlo nella vostra scuola'. La risposta è un si che fa tremare le gradinate dello stadio. Un dialogo aperto e vivace, come quello che dovrebbe accompagnare la crescita dei bambini, affinché crescano forti e non debbano subire le prevaricazioni di chi si fa branco per aggredire il più fragile.

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