Mentre nel nostro Paese di discute del reinserimento di alcuni lavoratori nella fabbrica auto principale ed e è lotta mediatica e di quartiere tra sigle rappresentative di sindacati nazionali, l'Europa presenta il conto di un'area a due velocità per il mercato auto.
L'Europa occidentale sta conoscendo una spirale di crisi che non si ferma: il segno meno delle immatricolazioni in paesi come Spagna, Italia e Francia non conosce una fase di arresto. Il calo della domanda è continuo anche a seguito delle politiche economiche pubbliche che impongo l'austerità a fronte di debiti sovrani da ridurre
Va meglio in Germania, dove il mercato interno ha registrato a ottobre segno positivo e nei mercati emergenti dove sono in corso vere e proprie rivoluzioni industriali e sociali.
Il mercato italiano è fermo da mesi e non gode di ottima salute la Fiat, anche se continua a primeggiare per numero di auto vendute.
Se il vecchio continente soffre, dall'altra parte del mondo si corre veloci. Gli Usa e il Giappone hanno il ruolo di locomotiva del settore, la Cina rimane stazionaria anche se l'espansione interna rimane comunque importante, in forte incremento la situazione indiana dove si registrano segni positivi a doppia cifra a braccetto con la Russia.
Quindi, mentre il mercato italiano chiuderà il 2012 con circa 1.4 milioni di nuove immatricolazioni tornando ai livelli del 1979, in altre parti del mondo le aziende automobilistiche vendono e investono. Tutti i marchi oramai hanno stabilimenti nell'Europa dell'est e in Sudamerica dove i dati di vendita sono positivi: ne sa qualcosa Fiat che guida la classifica in Brasile.
Sulla stessa linea d'onda le immatricolazioni delle due ruote, che stanno vivendo una seconda giovinezza nei paesi dell'estremo Oriente.
Molti marchi prestigiosi riescono a mantenere aperti gli stabilimenti grazie ai profitti conseguiti a migliaia di km di distanza, non è forse l'ora di puntare su nuovi prodotti come auto ibride e elettriche in un mercato forse saturo?