La città di Sorrento rappresenta indiscutibilmente un approdo fortunato per coloro che nel corso dei secoli sono riusciti a consacrarne l'essenza incantevole con la complicità del meraviglioso paesaggio e del mare. Addentrarsi in questo territorio, dunque, significa scoprire una realtà coronata di musica e di tradizione, di Arte e di cultura, di storia e di sapori.

In questo sfondo di bellezza e stupefacenza si erge, ammirevolmente, il museo Correale di Terranova, la villa settecentesca appartenuta ai conti Alfredo e Pompeo Correale e divenuta un simbolo importante della città dal 1924, anno della sua trasformazione in galleria d'arte e museo archeologico.

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Arredi in stile Luigi XV, antichi reperti provenienti dalla costiera sorrentina, dipinti della corrente manieristica, della Scuola di Posillipo e meravigliose porcellane delle più prestigiose fabbriche europee sono solo alcune delle opere ospitate dalla struttura che si articola in 4 piani, collegati da uno scalone d'onore progettato dall'ingegnere Giovan Battista Nauclerio nel XVIII secolo.

Ad interessare gli amatori di porcellane è la recente donazione di 14 bellissimi manufatti appartenenti alla fabbrica ungherese di Herend, casa fondata nel 1826 da Vince Stingl.

Una raccolta durata un'intera vita quella di Stelio Di Bello, professore emerito di Estetica delle università Federico II e L'Orientale di Napoli che, con l'aiuto instancabile della compianta moglie Marinetta, è riuscito a mettere insieme capolavori di inestimabile bellezza e valore.

Dal 4 dicembre 2018, unite a 2 manufatti di fabbrica cinese di Hong Kong, le porcellane di Herend sono in esposizione permanente presso la pinacoteca sorrentina, andando ad arricchire una già fiorente collezione che cataloga opere provenienti dalle fabbriche di Meissen, Sèvres, Bow, Vienna, Doccia e Capodimonte.

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Una storia d'amore dietro la donazione Herend

Stelio e Marinetta sono cresciuti insieme. Ricordi indelebili legati ad una vita indimenticabile hanno influito notevolmente nella destinazione ultima dei pregiati manufatti Herend. A Sorrento, i coniugi Di Bello hanno trascorso la prima notte di nozze e vissuto giornate che hanno accompagnato con dolcezza l'avventura di vita che andava a concretizzarsi da novelli sposini.

Insieme hanno raccolto e custodito le 14 porcellane, selezionando con cura solo pezzi di raffinata bellezza e di incredibile incanto.

Come Stelio ha narrato nel corso dell'evento di presentazione della donazione tenutosi al museo sorrentino, l'idea di catalogare i manufatti è partita dall'inaspettato incontro di una zuccheriera Herend di particolare pregio: 'La fascinazione estetica di queste opere è il primo motivo che mi ha spinto alla raccolta. I manufatti, dedicati alla famiglia Rothschild che in un momento di difficoltà finanziò la fabbrica Herend per tenere viva la creazione di porcellane e culminare in una storia gloriosa, sono opere dall'estrema purezza di forme e decorazione.

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Ogni passione artistica si lega ad ognuno di noi in momenti di vita: così, quando da giovinetto cominciai ad amare la mia fidanzatina Marinetta, divenuta poi moglie e compagna di una vita felice e al cui nome lego questa donazione, cominciai a sognare una casa ancora lontana con lei e circondati da oggetti espressivi di bellezza. Fu allora che nel 1948 incontrai la piccola zuccheriera che coronò l'inizio di una raccolta augurale di un amore che potesse durare, com'è durato, per tutta la vita'.

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La fabbrica ungherese Herend vanta una storia bicentenaria e il suo successo è indiscutibile in tutto il mondo. Particolarità della porcellana è la sua creazione in pasta dura, con una miscela di caolino, feldspato e quarzo. Ogni manufatto è scottato per due volte, a 830 gradi Celsius la prima e a 1410 gradi Celsius la seconda, essenziali per il risultato di una porcellana bianca traslucida. Infine, l'opera viene dipinta a mano con i colori o con l'oro. A tal proposito, il prof Di Bello ha spiegato: 'Ho inseguito le porcellane di Herend, sempre della collezione Rothschild, che mi attiravano particolarmente per i decori di favola, di uccelli, di coleotteri, di farfalle, che girano intorno su questo bianco immacolato con grande fascino. I manufatti che sono qui li ho inseguiti in negozi e in aste di antiquariato, in Italia e in mezza Europa'.

L'accoglienza delle porcellane al museo Correale di Terranova

Fiore all'occhiello della costiera sorrentina, il museo Correale è una fondazione privata voluta dai Conti di Terranova, ultimi discendenti di una nobile famiglia di Sorrento. Lasciato ai cittadini con un testamento dei due fratelli che ne stabilirono la nascita di un museo, la struttura contiene 24 sale espositive ed un giardino che costituisce una delle aree verdi più suggestive di Sorrento. Dalla villa, inoltre, è possibile godere di un panorama mozzafiato sul Golfo di Napoli, lasciandosi incantare dal movimento sinuoso delle onde che sembrano accarezzare la terraferma.

'La fabbrica di Herend mancava nella collezione delle porcellane, - ha dichiarato l'architetto Filippo Merola, direttore del museo - però bisogna pur dire che si tratta di una fabbrica recente, mentre la nostra collezione vanta prodotti che risalgono al XVIII secolo, rappresentanti fabbriche europee e napoletane. Certamente la donazione Di Bello va ad accrescere la collezione complessiva per uno studio completo cronologico dei manufatti, senza lasciare alcuna lacuna'.

Il presidente della fondazione, Gaetano Mauro, ha riservato un posto d'eccezione alla collezione Herend, allo scopo di risaltare la qualità, oltre l'importanza, della donazione: 'Ho scelto il giusto angoletto per una collezione così importante - ha spiegato - per collocare una nuova vetrina che ho pensato di acquistare per l'occasione, capace di risaltare i colori bianchi di queste porcellane. Ringrazio ancora una volta il professore Di Bello e, mi viene da sottolineare, sto scoprendo il grande interessamento di molte persone che amano questo museo, anche con la recente donazione di un Luca Giordano. Tutto ciò non può che riempirmi di entusiasmo. Grazie al professore per l'amore che riserva alla città e al museo'.

Stelio Di Bello oltre la donazione Herend

Raffinato cultore e amatore dell'arte delle guarattelle e infaticabile pittore di straordinarie opere, Stelio Di Bello è un uomo di cultura dotato di una personalità dall'originale temperamento artistico e creativo, doti che gli hanno permesso di spendere la sua vita ed il suo tempo nell'amore, nell'arte e nella filosofia.

Classe 1930, il prof Di Bello è nato di notte "sotto una buona stella", come indica il significato greco del termine Stylianos, una variante del nome Stelios. Ma è ispirandosi al protagonista del romanzo Il fuoco di Gabriele D'Annunzio che Giovanni Di Bello, poeta e padre di Stelio, ha deciso di chiamare Stelio quel pargoletto che stava per venire alla luce mentre si deliziava delle pagine de "il Vate". Forse, proprio come Stelio Effrena, poeta geniale di cui si narra nel libro, il caro padre Di Bello ha desiderato che suo figlio fosse un predestinato, una persona che con il suo intelletto avrebbe potuto fare grandi cose. E il volere di Giovanni, alla fine, è stato esaudito.

Originario di Vallo Della Lucania e trasferitosi con la famiglia dapprima in Sicilia e poi a Napoli, Stelio conserva gelosamente i suoi ricordi legati soprattutto alla città partenopea, nella quale, una volta stabilitosi, resta per tutta la vita. A soli 10 anni, il piccolo Di Bello è affascinato dagli spettacolini di guarattelle di Nunzio Zampella (maestro di Bruno Leone, guarattellaro) che venivano svolti a Piazza Dante, anche se, a quella tenera età, non può ancora capire il senso delle peripezie di Pulcinella.

Da grande, ovviamente, ogni cosa gli è stata svelata anche grazie ad una misteriosa regia che lega il caso al nostro destino. Quando gli spettacolini domenicali in villa comunale non si sono più svolti, a causa del decesso prematuro del guarattellaro Giuseppe Pino, è accaduto qualcosa di inspiegabile: dopo pochi mesi, mentre passeggia per Spaccanapoli, Stelio ritrova presso un rigattiere tutte le guarattelle dell'artista scomparso, episodio che lo induce a collezionare ricercate marionette che sono attualmente esposte e conservate nella sezione teatrale della Certosa di San Martino a Napoli.

Tra gli anni '40 e '50, il professore comincia un'attività pittorica che lo porta a dipingere dapprima soggetti francescani, firmandosi come Fra Minor, e successivamente anche le sue tanto amate guarattelle. La sua pittura, essenzialmente, vuole esprimere l'uomo del nostro tempo radicato a Napoli, dove antico e moderno coincidono.

Un'altra donazione significativa riguarda un quadro che, anticamente, decorava il soffitto di una stanza del Palazzo De Dominicis di Ascea del '700, appartenuto un tempo ad Antonio Di Bello, nonno di Stelio. Una volta venduto lo stabile, la tela ha accompagnato la famiglia Di Bello fino alla sua restituzione al comune di Ascea dove è attualmente esposto. Il quadro raffigura un soggetto classico-arcadico ed è la copia di un grande quadro del pittore Guerra esposto al museo di Capodimonte.

Infine, donazioni significative sono delle alzate di porcellana destinate al Palazzo Reale di Napoli e dei pastori dell'antica fabbrica napoletana di presepi Ferrigno destinati alla sede della fondazione Gian Battista Vico a Napoli, nei pressi di San Gregorio Armeno.

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