Si tratta di un allarme ingiustificato e finalmente anche la Scienza prende le debite distanze dalle voci fuorvianti che da tempo circolano via web tentando di minare la fiducia delle massaie su prodotti ortofrutticoli cari e indispensabili alla preparazione dei cibi per la dieta mediterranea.
Il pomodoro, i peperoni, le patate e le melanzane appartengono tutti alla famiglia delle Solanaceae e da qualche tempo a questa parte una campagna di disinformazione sta suggerendo ai consumatori di evitarne l’utilizzo nelle loro pietanze perché ritenuti addirittura velenosi!
Fabio Firenzuoli del Centro di Medicina Integrativa dell’AOU Careggi, Università di Firenze, ha così volutamente deciso di rompere gli indugi per passare al contrattacco e chiarire ogni malinteso.
“Fortunatamente si tratta solo di cattiva informazione. Alle Solanaceae appartengono circa 3000 specie botaniche e, tra queste, piante ornamentali come le Petunie, piante ad uso erboristico come l'Alchechengi, oppure alimentari come pomodori, melanzane, patate, peperoni, ma anche medicinali, come la Withania somnifera, e solo infine quelle veramente tossiche come la Belladonna.”
Questo il parere scientifico del prof. Firenzuoli che ha poi anche aggiunto: “E’ scarsissima la tossicità degli alcaloidi nelle piante ad uso alimentare, documentata a carico della solanina, quando si raggiungano mediamente i 3 mg pro kilo.
Per cui i disturbi in un uomo di 70 Kg si avrebbero qualora mangiasse almeno 4 Kg di patate. Manca invece la solanina nel Pomodoro e nella Melanzana, dove abbiamo rispettivamente tomatina e solasonina, ma sempre in quantità molto basse, specie nei frutti maturi. Ad esempio dovremmo mangiare minimo 2 Kg di melanzane con buccia, oppure 3-4 Kg senza buccia,il che è praticamente impossibile.”
Quindi il prof. Fabio Firenzuoli è passato anche ad offrire alcuni suggerimenti di tipo culinario utili per prevenire eventuali trasformazioni chimiche dannose all’organismo umano: “Già coprire con sale le fette di melanzana tagliate prima della cottura riduce il contenuto in alcaloidi. Eliminare invece la buccia significa perdere le opportunità salutistiche degli antociani presenti, responsabili del colore blu-nero del frutto.”
Possiamo giustamente dunque concludere rassicurando i consumatori che a parte ed a prescindere dei i casi di intolleranza individuali, la presenza della Melanzana, come degli altri prodotti indicati, nell'alimentazione di fatto non produce alcun danno né alcun rischio, se mai fornisce sostanze utili a scopo protettivo.
Il prof. Firenzuoli ha poi concluso che: “A differenza di quella tipica, merita crescente attenzione anche dal punto di vista salutistico, la Melanzana rossa di Rotonda DOP (una varietà della Solanum aethiopicum), caratterizzata da un elevato potere antiossidante delle foglie rispetto alla polpa del frutto. Le stesse foglie vengono abitualmente consumate a scopo alimentare dalle popolazioni indigene africane e in alcune zone della Basilicata terra di origine di questa varietà rossa”.