C’è un assassino silenzioso, un killer che uccide e di cui nessuno parla. Un meticoloso criminale che non ha odore e non lascia tracce o profumi ma che ogni anno allunga la lista di chi si ammala gravemente per colpa sua.
Il Radon, gas naturale radioattivo che appartiene alla famiglia dei gas nobili si produce in virtù del decadimento nucleare del Radio all’interno della catena di obsolescenza dell’Uranio 238. Inalandolo o addirittura ingerendolo, poiché le particelle di decadimento emesse possono danneggiare il DNA delle cellule colpite e causare cancro al polmone e altre patologie da esposizione ad agenti radioattivi è decisamente considerato molto pericoloso per la salute degli esseri viventi.
L’OMS, attraverso l’International Agency for Research on Cancer (IARC), ha classificato il Radon inserendolo addirittura nel gruppo 1 delle sostanze cancerogene.
Nella popolazione la maggiore esposizione avviene al chiuso, soprattutto in edifici di piccole dimensioni come le case private dove il gas provenendo dal suolo sul quale l’edificio è stato elevato finisce per essere respirato in piccole dose quotidiane. Il Radon si diffonde principalmente nell’ambiente attraverso le crepe o le fessure del pavimento o dei muri, negli ambienti a contatto col terreno e specificatamente nei piano-terra, nei box, rimesse, e nelle cantine.
Ora la scoperta che il Radon possa disciogliersi nell’acqua corrente, quella che sgorga dai rubinetti, e che generalmente utilizziamo per usi alimentari e sanitari può causare seri effetti sulla salute di noi tutti con risultati variabili a seconda della sua maggiore o minore concentrazione.
Sui polmoni questa sostanza produce effetti devastanti essendo la seconda causa scatenante il cancro subito dopo il tabagismo. Lo studio dei due ricercatori chiarisce che sono “meno noti gli effetti causati dal ingerito che passando attraverso l’apparato digerente entra in circolazione col sangue e può colpire ogni organo”.
Proprio per queste ragioni sono state avviate metodologie per ridurre la possibilità che l’elemento trovi accesso nell’impiantistica idraulica delle abitazioni. Si consiglia perciò di far passare il liquido in un’autoclave, dove dell’aria viene fatta gorgogliare attraverso l’acqua stessa, oppure spruzzandola o mandandola a cascata su una serie di filtri che trattengono e separano il radon dall’acqua destinata ad entra in casa.
Un'altra tecnica efficace sembrerebbe essere quella di utilizzare dei filtri a carbone attivo, ma i risultati di riduzione ottenuti sono stati inferiori ai valori conseguiti con le altre sperimentazioni. E’ comunque bene ribadire che stiamo disquisendo di tecniche di attenuazione e non di abbattimento anche se riducendo di molto la presenza di concentrazione esse limitano sensibilmente gli effetti ripetitivi e dannosi per la salute.