Sono necessari quintali di carta e litri d'inchiostro per avere una concessione edilizia. Una burocrazia farraginosa e inutile che inizia col dover presentare per l'approvazione sismica, il progetto agli Uffici Tecnici Regionali (ex Genio Civile), per poi, inoltrarsi nella giungla della seconda fase burocratica, prevista dagli Uffici tecnici Comunali (Urbanistica).

Le norme tecniche per le costruzioni sono state negli anni passati viste e riviste, arrivando all'attuale ultima emanazione del D.M. Infrastrutture 14 gennaio 2008. Mille pagine di dettami, spesso incomprensibili e forvianti, che impongono ai tecnici progettisti, direttori dei lavori e collaudatori, una serie d’inutili adempimenti burocratici, necessari per il rilascio della concessione edilizia.

Le regioni, per quel che riguarda le loro competenze, non hanno certo contribuito minimamente allo snellimento della procedure, anzi, con i propri regolamenti hanno ulteriormente complicato la procedura, aumentando la burocrazia, anche con l'ausilio di sistemi informatici inadeguati (vedi SI-ERC Calabria), che rallentano piuttosto che accelerare l'iter amministrativo. Se poi ci mettiamo anche l'incompetenza e la testardaggine di alcuni funzionari, il risultato non è dei più pregevoli e il più delle volte i tempi previsti per il procedimento istruttorio si allungano a dismisura. Penalizzando soprattutto l'economia di settore e tutto l'indotto.

I fatti, purtroppo tragici, ai quali dobbiamo spesso assistere: gli ingenti danni alle cose e il numero delle vittime che si contano ogni qualvolta si verifica un terremoto, non lasciano ombra di dubbio sul fatto che a nulla serve aver elaborato un perfetto progetto, per superare la barriera burocratica degli Uffici Tecnici Regionali, se poi durante la realizzazione dell'opera nessun controllo da parte degli organi tecnici competenti viene effettuato in situ, per verificare la corrispondenza dei manufatti, con i dettami delle norme tecniche di costruzione.

In fase di realizzazione di un'opera edilizia civile o strategica che sia, la responsabilità della perfetta realizzazione ricade soltanto sul direttore dei lavori, come anche il collaudo dell'opera ultimata è affidato a un tecnico privato. Nulla da eccepire sulle figure e sulle procedure previste dalla legge. Resta il fatto però che, spesso, si verificano crolli di fabbricati, non soltanto in caso di sisma,  poi, in fase di accertamento giudiziario risultano essere stati realizzati con materiali scadenti e con procedure viziate.

Nelle altre nazioni europee, l'autorizzazione per realizzare un fabbricato è concessa con molta facilità e in tempi molto brevi (quindici giorni al massimo). Contrariamente però a quanto avviene in Italia, gli accertamenti  in situ, da parte degli organi tecnici di vigilanza, avvengono periodicamente e senza preavviso alcuno.

Perché non adottare lo stesso sistema anche in Italia, visto il grande rischio sismico al quale è esposto il nostro territorio? A cosa serve sottoporre il cittadino a una esasperante burocrazia, se poi di fatto non è minimamente garantita l'incolumità? 

Allora, riconvertiamo gli Uffici Tecnici Regionali, procedendo con l'eliminazione delle fasi burocratiche e istituendo Servizi Tecnici di controllo, composti di personale altamente specializzato, addetto alle verifiche periodiche durante le fasi di costruzione delle opere. Così facendo, si darebbe più dinamismo all'economia e si garantirebbe maggiormente l'incolumità delle persone.