Questo è il momento, soprattutto in questo periodo di feste natalizie tradizionalmente dedicate ai bambini, in cui la pressione dell'opinione pubblica, non solo americana, può spingere ad una riforma significativa e duratura della legislazione vigente negli Stati Uniti sulle armi da fuoco che eviti, per quanto possibile, altre tragedie come quella di Newton del 14 dicembre 2012, scuola elementare Sandy Hook - 20 bambini fra i 6 e i 7 anni e 6 insegnanti, la madre dell'assassino uccisa dal figlio poi suicidatosi, totale 28 morti.

Il fondo di investimento degli insegnanti della California ha minacciato di ritirare la sua quota dal fondo di private equity Cerberus Capital Management, proprietario di Freedom Group, il gruppo che controlla  Bushmaster, il fabbricante del fucile usato nella strage della scuola del Connecticut.

Cerberus ha annunciato il 18 dicembre 2012 che il gruppo era in vendita, e ha rilasciato la seguente dichiarazione: “E' evidente che la tragedia di Sandy Hook è stato un evento spartiacque che ha innalzato il dibattito nazionale sul controllo delle armi ad un livello mai conosciuto finora”. Cerberus è posseduta dal finanziere miliardario Stephen A. Feinberg. Suo padre, Martin Feinberg, vive a Newton, Connecticut, dove ha avuto luogo la sparatoria.

Altri marchi che appartengono al Freedom Group sono Remington Arms, il più grande e vecchio fabbricante di fucili del Paese, e Marlin Firearms, costruttore di fucili a leva tipo Winchester. Non è chiaro chi si farà avanti per rilevare il gruppo di questi tempi, ma dal giorno della tragedia le azioni dei fabbricanti di armi Americani Strum, Ruger & Company e Smith & Wesson sono precipitate: in tre giorni hanno perso il 19%.

Per il momento, sembra che Wall Street abbia perso l'appetito per i profitti ricavati dall'assassinio.

Segnali simili si riscontrano nel settore della distribuzione al dettaglio. Dick's Sporting Goods, una catena nazionale di distribuzione con più di 500 negozi, ha sospeso momentaneamente la vendita di fucili d'assalto e Walmart ha rimosso la sua pagina di informazioni sul fucile d'assalto Bushmaster .223, ma non ha cessato la vendita di armi o di munizioni, perché il business è ancora troppo lucroso.

Questa è la questione morale che ci si deve porre quando si parla di controllo delle armi da fuoco: fino a che punto la libertà di fabbricanti e mercanti di morte di fare profitti con le armi è qualcosa che il mondo civile non è più disposto a tollerare?

La NRA – National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi, ha chiesto di mettere guardie armate in ogni scuola, e qualcuno (!) ha suggerito di mettere una tassa speciale sulla vendita delle armi per pagare questo servizio. Ma non tutti dimenticano che il 20 aprile 1999, nella tristemente famosa strage del Liceo di Columbine, Colorado, 12 allievi di età fra i 15 e i 17 anni e 1 insegnante morti, 21 altri feriti dai colpi di due studenti anziani poi suicidatisi, vi erano guardie armate in servizio che però non hanno potuto impedire il massacro. E probabilmente, se vi fossero oggi guardie armate in tutte le scuole, sarebbero le prime a essere uccise.

La NRA dice che la responsabilità è di chi tira il grilletto, non della pistola.

Vero. Ma sono le armi che uccidono, e senza armi, per di più automatiche, non ci sarebbero state sparatorie e stragi di innocenti ripetutesi nel corso degli ultimi 60 anni.

E' ora che le armi vengano messe al bando dalla società civile, definitivamente, e non che venga solo regolamentato il loro uso. E che con le armi se ne vadano anche i politici che hanno permesso ad associazioni come la NRA di prosperare sul business della morte.