Politica: che gran confusione! Sempre in lotta, uno contro gli altri, elezioni a ogni piè sospinto e pilastri della società che scricchiolano come famiglia, onestà, legalità, lavoro. Siamo tra i paesi al mondo con minor orgoglio nazionale, i nostri giovani credono sia meglio andare all’estero per un futuro migliore e si percepisce, in generale, un diffuso stress sociale. Felicità e autorealizzazione sono la forma di successo per le nuove generazioni ma l’immagine riflessa del Paese e nel cuore degli italiani è piuttosto negativa.

L’Italia soffre una babele d’intenti e siamo un po’ cattivi tutori di noi stessi, incapaci di saperci spingere oltre l’usuale, in avanti rispetto a quanto già proposto in passato.

L’Italia è una babele d’impegni disattesi, provvedimenti su carta, programmi, progetti annunciati, visioni, promesse e proclami, dichiarazioni che portano a navigare a vista in acque sociali tempestose. Nella situazione politica, costituiscono tre errori cardine debilitanti: la rinuncia, il rinvio e poco risparmiare.

Vi è la rinuncia a decidere e tracciare una rotta ferma e coordinata verso una crescita mentale e culturale che porti a lavorare meglio, con maggior armonia e meno contrasti, trovando nel lavoro anche una nobile espressione di se stessi e della società.

C’è il rinvio di scadenze e responsabilità, scaricate su altri, in lotta continua senza tregua e regole, in un agone di affanni mediatici e rinfacciamenti continui.

Si scorge un rinvio del tempo a non fare proprie le urgenze improrogabili. Rinviare le azioni concrete dopo gli accordi raggiunti e i documenti redatti, resta la forma più acuta di dismorfismo politico patologico che ha alterato l’immagine più nobile della gestione del bene comune e del senso della politica.

C’è mancanza di risparmio la quantità prevale e non la qualità dell’impiego di strumenti, materie prodotte, servizi erogati, uomini disposti sul territorio. Il risparmio non è correttamente declinato in ottica di ripensamento delle procedure e di migliori strutture più snelle, trasparenti e meglio “pensanti” in grado di apprendere dagli errori commessi. Manca la corretta formula di forme coordinate di crescita collettiva mentre nell’avarizia politica si sta consumando l’Italia, sempre meno fondata sul lavoro (perso), più in fondo risucchiata dalla recessione economica, sempre meno libera dagli errori del passato.