Nel calderone delle innumerevoli imposte introdotte dal Governo Monti con il cosiddetto decreto salva-Italiaì vi era anche un'imposta di bollo a carico delle attività finanziarie emerse in conseguenza dell'adesione ai diversi scudi fiscali.
Come tutti ricorderanno queste misure avevano l'obiettivo di rimpatriare i capitali illegittimamente detenuti all'estero dai cittadini residenti nello Stato Italiano: con una sorta di sanatoria si potevano quindi regolarizzare fiscalmente ed amministrativamente posizioni divenute scomode anche alla luce della possibile cooperazione delle autorità straniere, sopratutto quella elvetica, nel venir meno del segreto bancario.
Quindi tecnicamente lo Stato beneficiava di una percentuale sugli importi sanati, le banche e la collettività disponevano di maggiore liquidità da destinare ad impieghi produttivi, ed il cittadino evasore finalmente sistemava situazioni pericolose, godendo inoltre dell'anonimato.
Senza entrare nel merito circa considerazioni di carattere etico o morale sulla legittimità dei condoni in generale, la meccanica e gli effetti dell'operazione appaiono chiari e lineari.
Bisogna però considerare che la premessa fondamentale di questi provvedimenti, come del resto di tutte le leggi e regolamenti ad ogni livello, è che chi li emana deve rispettare i patti, non dovrebbe essere minimamente immaginabile un governo di una democrazia evoluta che emana regole e poi le disattende.
Ebbene è proprio ciò che è riuscito a fare il governo Monti, introducendo un ulteriore aggravio fiscale sulle somme scudate che avevano già assolto le loro pendenze fiscali.
Sicuramente ciò ha generato poco malumore perché, in un momento così critico delle finanze italiane, penalizzare i grandi capitalisti evasori venne percepito come sacrosanto, tuttavia esso è un provvedimento miope, che genera a mio avviso un danno enorme all'immagine dello Stato Italiano.
Calpestare il diritto è il peggior comportamento che un governo possa avere, perché genera diffidenza verso di esso, perché introduce (o meglio rafforza) il pensiero dell'amministrazione che tende delle trappole, una vola che ci sei cascato non ne esci più.
Non voglio nemmeno immaginare come si sarebbe reagito se invece di colpire solo i capitali scudati il governo avesse deciso di ripensarci anche a proposito dei condoni edilizi, recapitando a milioni di italiani la richiesta di ulteriori somma sugli abusi edilizi commessi .
Del resto l'affinità tra i due comportamenti penalmente rilevanti è evidente: si commette un reato (penale ed amministrativo esportando capitali o commettendo abusi) e poi si paga una sanzione per regolarizzare il tutto.
E non vale neanche la giustificazione che l'abuso edilizio in fondo riguarda persone normali che allargano un pochino le loro abitazioni, magari chiudendo un terrazzino oppure poveracci che hanno costruito la loro baracca altrimenti dormivano per strada: ci saranno sicuramente queste situazioni ma vi sono anche speculazioni che esulano molto da questa logica.
Ma il problema non è neanche qui, ma sull'impatto che ne ha la credibilità internazionale che il governo ha dichiarato di perseguire con tanto impegno: ciò di cui bisogno l'Italia per far ripartire il motore dell'economia sono gli investimenti, ed il principale criterio di valutazione degli investitori stranieri per valutare l'opportunità di intraprendere iniziative industriali e commerciali è proprio la certezza del diritto.