Essere primi ma non sentirsi d'aver vinto e nella vittoria gli sguardi degli sconfitti nel significatodel voto che prometteva una svolta decisa a miglior governabilità politica delPaese. Il risultato incassato dalla Sinistra, nell'occasione di porre fine allostrapotere della Destra populista, è una sconfittavincente per chi crede ancora nel bipolarismo della seconda Repubblica euna perdita di voti dovuti a recenti scandali, eccessi consumati e generaleabbandono di energia del leader durante i comizi mediatici.
Mutilata vittoria bersaniana,avvinta e perduta in una dirigenza stanca che non ha saputo condurre le proprieelezioni in modo vincente, differente, ritmato e concreto, smarrita nell'attesache per la giusta "politica dell'alternanza" la vittoria di diritto a lorospettasse.
Da smacchiare è rimasto solo la bandiera del partito dagli schizzidei consensi persi e l'onta di perdere essendo in vantaggio con un vincere manon convincere, senza una strategia vera, offensiva e con poca energia nelparlare.
Oggi la Sinistra si gode in lacrime la sua vittoria azzoppata, la sua idea d'Italia Giusta per perdere con inumeri che mostrano, dopo la conclusione sofferta delle elezioni, uno spiritomolle nel cambiamento al suo interno e nella visione futura del Paese. Lapiattaforma programmatica bersaniana affonda per un errore di manovra incagliandosinello scoglio del bipolarismo a tutti i costi. Con poche prospettived'intercettare il fare di una nuova politica, arrivare primi e perdere si può ed è questo il messaggio dellaSinistra lanciato ai suoi elettori convinti e adesso delusi da una performancedeficitaria sotto tutti i punti di vista.
Nei fatti il 60% ha votato per area d'appartenenza, il 25% si èastenuto, molti voti dispersi a favore di piccole unioni dei partiti senzafuturo, milioni di voti persi dalla Sinistra e un Paese che ricasca nel "votodi pancia" senza alcuna intenzione di fare tesoro del recente passato. Nell'eradella comunicazione, la Sinistra dimostra di non saperla bene impiegare,subisce i colpi degli avversari e mostra mancanze patologiche nella gestionedelle sue energie. Nell'era di generale richiesta di rinnovamento, al suointerno, nell'area di Sinistra, si respirano vecchie ideologie politiche,esponenti datati in arroccamenti tematici e lentezza nel proporre soluzioni innovative e in più una sofferenzacontinua della dirigenza nel lasciar spazio ad altri.
A Largo del Nazareno la Sinistra vive il dramma di chi ha persovincendo e al suo interno già si parla di ex leader da sostituire e di unPartito scosso dall'esito delle elezioni, mentre il "vincitore sconfitto" inizia le sue fasi convulse nel cercarealleanze di governo, aprendo al tutto il possibile, impegnato a sistemare inomi e rimuginare scenari alternativi per governare il Paese.
Lo "Smacchiatore" dellapolitica di Destra ha perso tutto, ha condotto una linea che oggi si mostraincerta, affannata, piena d'insofferenza per una posizione in Parlamento pocoinvidiabile. Da favorito, in soli due mesi, la bersaniana conduzione politicaha perso sul campo oltre 7% con elezioni chiuse in trend negativo.
Nellabersanità vi è stata una chiusura ostinata negando l'esistenza di tutti glialtri avversari, un generale parlare in pubblico poco incisivo, combattivo,meno forte e trascinante che non ci si aspetta da un futuro condottiero in unmomento difficile dell'Italia.
"Chi ha vinto ha perso, chi non ha vinto non ha perso veramente", inquesta frase l'ambiguità di una pessima performance che oggi schiaccia ipromotori in seconda battuta dell'attuale legge elettorale e li inchioda avivere l'ondata di sfiducia che sta salendo sui mercati finanziari. L'Italia politica è ancora in commedia a recitare vecchi copionistracciati e oggi si sta trasformando in tragedia nel non essere riuscita avotare una visione chiara di cambiamento concreto. L'armata bersaniana, porta insé un riflesso di forte conservazione e insegna, in buona sostanza, che ogginon c'è più spazio per chi non sa venderela politica in pubblico.