Davanti alla signora Morte, come la chiamava Celine,Pietro Paolo Mennea, tra i migliori atleti italiani all time, è stato davverotroppo veloce. Ci manca, eccome se ci manca. Ebbi la fortuna di incontrarlo dipersona negli anni '80, di chiedergli un autografo durante un allenamento nell'impiantoromano dell'Acqua Acetosa. Modesto giovane atleta io, campionissimo pluridecoratolui, mister 19:72': un tempo da fantascienza, che ancora oggi fa tremare legambe.
Gli allenamenti di Mennea erano qualcosa di impressionante. Ricordo lesue ripetute con i copertoni dei camion legati alla schiena tramite fune, peraumentare lo sforzo.
La potenza che sprigionava dopo i primi 20-30 metri, una potenza dacingolato, da carro armato, chiariva subito la differenza tra un buon atleta eun fenomeno. Lui era Mennea, gli altri erano comuni mortali. Un fenomeno che,con le sue commoventi vittorie, lui bianco tra neri, lui normodotato tragiganti, aveva letteralmente trascinato in pista un'intera generazione diragazzini che, davanti a un amico molto veloce, immancabilmente commentavano: "Echi sei, Mennea?" perché nelle nostre teste quel nome era sinonimo di velocitàe invincibilità.
Chi era Mennea
Mennea è nato a Barletta il 28 giugno del 1952. CampioneOlimpico a Mosca '80 e primatista mondiale sui 200, è ancora primatista europeoe italiano (anche sui 100).
E' morto a Roma, da tempo malato, il 21 marzo 2013.Dopo la fine della carriera agonistica conseguì ben quattro lauree (un altro record), prima didedicarsi alla carriera di avvocato. Stare fermo non era roba per lui, in tuttii sensi. Il nuovissimo treno Frecciarossa superveloce che collegherà Roma eMilano a partire dal 2014 non poteva che chiamarsi Mennea. Per noi, che eravamo giovaniquando lui volava sulle piste, era come Bolt: semplicemente un extraterrestre.