"Mi attaccano. Se la prendono con le mie origini. La mettono sul personale. Lo sapevo. Ho detto la verità. Sono calabrese: non ho paura." E poi "Ho raccontato una storia vera. Negarla non serve a nessuno". Questi sono i tweet di Francesca Chaoqui, con i quali cerca di allontanare da sé le critiche che le sono piombate addosso dopo l'invio di una lettera a La 27ora, scritta all'indomani dell'uccisione della sedicenne Fabiana Luzzi per mano del suo ragazzo. Leggiamo uno stralcio della lettera: "nessun giovane rimane in Calabria, una terra splendida ma con troppo poco da offrire e quasi niente da costruire.
Sono sicura che anche Fabiana Luzzi sognava di andar via. Continua la sua invettiva sostendendo che i giovani sanno solo usare e ragionare con la violenza perchè così vengono educati.
Molte le lettere formali di protesta inviate da personalità calabresi e dai rappresentanti di partiti politici come Forza Nuova Reggio Calabria. Per dovere di cronaca ricordiamo che Fabiana, la giovane vittima, ha lottato fino all'ultimo per scampare alla furia omicida di un ragazzo crudele, che è rimasto indifferente alle grida del suo giovane amore che lo implorava di non ucciderla, un ragazzo con una mentalità figlia dell'instabilità umana che non rispecchia il modo di ragionare, di comportarsi dei giovani calabresi che lottano ogni giorno per conquistarsi un "posto al sole".
Tante le voci di protesta che sottolineano come i calabresi non siano così. Anche chi scrive è calabrese, è vero manca il lavoro, siamo forse troppo legati alle nostre "sane" tradizioni, ma questo non significa essere violenti o insegnare la violenza, qui gli uomini non mostrano la loro virilità con la forza, ma con il cuore e con la testa. Cara Francesca, tu sei voluta scappare, nessuno te ne da colpa, ma la tua volontà non è conseguenza dell'atteggiamento altrui, ma è conseguenza di un tuo voler spegnere quel fuoco che ti ha portato a creare altrove il tuo futuro. E Allora? Cosa dire di tutti i "femminicidi" che sono avvenuti dall'inizio dell'anno, e sono molti, che cosa dovremmo dire? Che forse chi ha alzato la mano contro le donne indifese erano tutti di origini calabresi, che quelle stesse vittime indifese volevano "tutte" fuggire dalla loro terra?
No, Francesca, tanti sono i tuoi coetanei che purtroppo non per loro volontà, hanno dovuto allontanarsi dalla loro amata terra calabra: tanti vorrebbero tornare, vorrebbero accarezzare le sponde di un mare spettacolare, l'aria limpida, il calore della gente che ancora cerca il saluto, anche di chi non conosce, dove c'è ancora tanta umanità. Forse proprio l'allontanamento dalla tua Calabria ti ha reso "arida", hai avuto i tuoi quindici momenti di gloria, ora ritorna, e capirai che ciò che hai scritto forse è solo conseguenza del grande dolore per l'assassinio di una tua "amica" e giovane donna, coriglianese come te.