Il caso della scomparsa della allora quindicenne EmanuelaOrlandi (avvenuto il 22 giugno del 1983) si veste di nuova tensione mentre siattendono i risultati degli accertamenti tecnici disposti dalla procura di Romasulle ossa rinvenute in una sala attigua alla cripta della basilica diSant'Apollinare, dove per anni e' stato sepolto il boss della Magliana, Enrico de Pedis.

A questo si è aggiunto, la scorsa estate, l'accertamento,ordinato dal pm Simona Maisto e dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, peresaminare il dna di una ciocca di capelli ricevuta da Maria Antonietta Gregori,sorella di Mirella Gregori, scomparsa sempre a Roma il 7 maggio dello stessoanno della Orlandi, e la cui scomparsa spesso è ritenuta un "test" per misurarei tempi di reazione delle autorità di polizia.

Ma alcune novità provengono dall'analisi delle dichiarazionidel superteste Marco Fassoni Accetti, che rilascia il 25 giugno di quest'announa lunga intervista al giornalista di Radio Radicale Dino Marafioti, autoredel servizio televisivo "Caso Orlandi: pensieri, parole, opere ed omissioni"messo in onda il 1 luglio 2013 e che riepiloga le testimonianze e i datiraccolti in modo autonomo sul caso.

Sia l'intervista, che dura circa un'ora e in cui FassoniAccetti parla a ruota libera, sia il servizio sono disponibili sul sito diRadio Radicale per cui lavorava da lungo tempo Marafioti, scomparso di recentea poco più di un mese dalla realizzazione del filmato.

Ma dalle varie dichiarazioni, riportate anche da altretestate, risalta un particolare significativo a cui nessuno sembra avere fattocaso e che, come dichiara spesso lo stesso Fassoni Accetti nella lungaintervista, potrebbe essere un nuovo messaggio in codice rivolto a qualcuno,forse anche distante da noi.

Il particolare inquietante è il nome della città in cuiMarco Fassoni Accetti afferma che possa vivere Emanuela Orlandi: la cittàfrancese di Neauphle-le-Château, un banlieue di Parigi.

Non può sfuggire a chi ha memoria che Neauphle-le-Château èla ultima città in cui compì il suo esilio l'ayatollah Khomeyni, prima dilasciarla nel 1978, cinque anni prima della scomparsa di Emanuela Orlandi, perraggiungere e poi governare l'Iran in rivolta contro lo shah Reza Pahlavi.

Come mai nessuno ha sottolineato il nesso, nonostante tra lediverse teorie sul caso Orlandi vi sia proprio il legame tra la scomparsa e ilcaso Ali Ağca, l'uomo che attentò alla vita di Papa Giovanni Paolo II, Karol Wojtyła?

All'epoca si disse che Emanuela era stata rapita per farnescambio con la libertà per Ağca, che al tempo affermava di avere eseguito l'attentatoproprio su ordine di Khomeyni.

Sarà un incredibile, ma altrettanto suggestivo, caso se traaprile e agosto di quest'anno vengono pubblicate quattro pagine sullapermanenza di Khomeyni a Neauphle-le-Château, scritte come quattro piccoleparabole in cui vengono ricordati episodi apparentemente insignificanti, quasisenza senso.

Nella versione in lingua francese del sito dellaorganizzazione islamica Al Maaref la seconda pagina su Neauphle-le-Châteaunarra di come Khomeyni, in occasione del capodanno cattolico per creare legametra le due religioni, si rechi in giro nel sobborgo a fare personalmente doni con scatolefloreali.

Nel brevissimo racconto viene riportata una suaaffermazione, appena dopo l'accenno al brutto rapporto genitori-figli inoccidente: "Mi ricordo di aver bussato alla porta di una delle case dellazona, una donna ha aperto la porta, e quando ha ricevuto il dono dell'Imam, isuoi occhi si riempirono di lacrime e le lacrime scorrevano sulle guance .."

La data di pubblicazione di questo banale episodio è il 6aprile 2013 alle 13:06.

Un puro caso, ovviamente.

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