Si sentono già allarmi accorati, come quello di Letta: "Attentio Grillo arriverà al 51%", o di altri commentatori ogiornalisti che in maniera scaramantica e intimidatoria insieme,ammoniscono i politici a non fare o a fare questo o quello per nonfar vincere Grillo.
La percezione che una tale calamità possarealizzarsi è forte e deriva da dati di fatto e da un conoscenzatacita, alle volte inspiegabile che ci porta a considerare laminaccia come reale. Grillo vincerà, e vincerà per i seguentimotivi. In primo luogo perché ha abbandonato la via maestra dellaverità, le cose sono politicamente buone o convenienti non perchériflettono un dato sistema di valori o principi etici, ma perchésono l'espressione delle media della volontà dei singoli componentiun corpo sociale (il popolo?), al netto degli interessi di gruppipolitici, di classi sociali o di lobby.
Grillo ha risolto un problemache i filosofi come Hobbes e Locke hanno cercato da sempre dirisolvere: la legittimazione del consenso e dell'autoritàcostituita. Le regole, le scelte politiche hanno valore in quantoespressione di una volontà generale di russoviana memoria, e a quelleoccorre fare appello per la conquista del consenso. Per questol'ambiguità sullo "ius solis", l'atteggiamento tiepido suidiritti civili e aggiungerei il voler coniugare abilmente l'interessedell'impresa con tematiche economiche come quelle delle decrescita,tematiche apparentemente inconciliabili, ma che mettono incomunicazione mondi apparentemente contrapposti, in grado poi al momento giusto di accordarsi.
In secondo luogo, Grillo vincerà perché l'ipotesi di saldatura di ceti socialidiversi e, come si diceva, in apparente contrapposizione, è di fattogià riuscita: il No-TAV va a braccetto col titolare della piccolaimpresa, l'ecologista con il keynesiano che spera in un inversione dirotta dell'economia, il giovane con il pensionato, il primo con lapromessa di reddito, il secondo con garanzie di mettere fine alle ingiustizie del sistema e redistributive, il libertariocol giustizialista.
Tutto questo perché, tornando al primo punto,ciò che muove la politica non è la verità o l'etica, mal'idea di giustizia che deriva da opinioni ponderate della mediadell'intero corpo sociale.
In terzo luogo vincerà perché il degrado della politica è taleche basterà poco per rompere gli argini e quando accadrà chiunque è legatoa vincoli di fedeltà ai vecchi partiti, sceglierà l'unica offertapolitica in campo in grado di rispecchiare una pur vaga idea di alternativa.
Rimane una gran parte dell'Italia dove il voto è direttamentecontrollato da potentati politici, siano essi di destra o disinistra, un nocciolo duro, difficile da sciogliere, ma se Grilloriuscirà, e ci riuscirà, a convincere la larga massa di astenuti e didisgustati della politica a stare dalla sua parte, il voto controllato si diluirà nel "maremagnum" dell'insoddisfazione popolare.
Insomma, chi lo ama lo voterà entusiasticamente, chi non lo ama siturerà il naso e lo voterà, cosciente del fatto che è megliol'incerto di un Grillo parlante al certo di una tragedia già in atto, e che nessuno sembra in grado di fermare.