L'attuale congiuntura economico-sociale mondiale, impone, in questo momento, le regole per la sopravvivenza delle persone. La gente è spinta da una forza alla quale e ormai impossibile sottrarsi: l'inerzia. Fa nulla se il denaro non basta, il giorno dopo è vicino, bisogna, volenti o nolenti, inventarsi un modo per arrivare a domani e a dopodomani.

Sostenute dalla speranza ed esortati dalla paura, milioni e milioni di persone arrancano fino allo spasmo per reggere il confronto con un'economia parallela di cui ne sono parte ed artefici, della quale, non gli è consentito deciderne le regole e soprattutto, non gli  è consentito deciderne la direzione.

L'economia, un fragile meccanismo, i cui ingranaggi devono essere continuamente oliati e sincronizzati, che non possono sottrarsi alle sinergiche dinamiche della società. Per la fine del 2013 sono previsti 202 milioni di disoccupati di cui 73 milioni di giovani, dati propinati, nel mese di ottobre 2013 dall'Organizzazione Mondiale per il lavoro; praticamente 202 milioni di famiglie, che moltiplicati per tre, la composizione media di persone per famiglia, fanno un totale di 606 milioni di persone in miseria.
Ovviamente, a queste 606 milioni di persone, bisogna aggiungere altri tre miliardi, circa, di persone già in miseria congenita e perenne, appartenenti al "terzo mondo".

Una crisi economica mondiale scaturita soprattutto dalla paura della gente, ma partorita da un sofisticato complesso mediatico, guidato dagli interessi di pochi.

Non siamo alla teoria del complotto, non esistono queste grandi "intelligenze", ma decisioni prese senza realmente riflettere sulle conseguenze delle stesse e comunque, in malafede e che probabilmente, si ritorceranno contro coloro che ne sono stati fautori.

Rimanendo nel piccolo recinto italiano, la crisi economica ha avuto una drastica accelerazione con l'avvento dell'euro, il quale ha dato il primo colpo al potere d'acquisto degli italiani. Ricordo le file di persone davanti ai tanti bancomat che, alla mezzanotte della messa in circolo del nuovo conio europeo, erano in trepida attesa nel ritirare il primo "kit" di banconote. Evento che attestava allora, il grande desiderio d'europa degli italiani, oltre che la curiosità per una moneta, che avrebbe sostituito definitivamente la "vecchia lira", con cui, avevano convissuto dal lontano 1861.

Paradossalmente, l'euro in quello stesso momento, determinava la fine di una moneta, la lira, e sanciva l'esordio di una moneta comune a tutti gli europei, infondendo negli stessi la speranza per un futuro migliore, portando invece l'economia nella direzione contraria. Le famiglie, i lavoratori, i piccoli artigiani, praticamente l'ingranaggio più grande ed anche quello più importante. L'ingranaggio che fa muovere tutti gli altri ingranaggi minori, senza il quale, la mastodontica macchina dell'economia non funziona.

Sono tanti i tecnici che hanno provato a riparare questa macchina: chi ha oliato e ingrassato le banche, chi ha ingrassato e oliato le imprese, ma nessuno di loro ha pensato di oliare e ingrassare le famiglie che avrebbero fatto ripartire il complesso macchinario. Quando le famiglie, la gente, non potranno più spendere denaro, se non altro che per i beni di prima necessità, che fine farà quel poco di "economia rimasta?

E se questi, non dovessero avere più neanche il denaro per il minimo sostentamento indispensabile, le fabbriche, le aziende produttrici di beni o servizi, le banche, a chi venderanno i loro prodotti, ad una nicchia molto ristretta di esseri umani?

La storia ci insegna che le guerre sono un evento catastrofico sociale, deciso da poche persone che ne escono spesso indenni, che produce un considerevole numero di morti tra la povera gente; le rivoluzioni, invece, sono il radicale stravolgimento sociale, messo in atto dalla gente esasperata, che produce un numero ragguardevole di morti tra coloro che hanno preso decisioni sociali discutibili ed hanno vessato la povera gente. La storia insegna ma l'essere umano, non impara.